quando la verità è ristabilita!
fondamentalismo della modernità
sabato 27 agosto 2022
venerdì 8 luglio 2022
Aspettando l'apocalisse
Se è vero, come raccontano tanti OOPart*, che a più riprese l'umanità sia incorsa in brusche interruzioni della sua storia, ecco questa volta sembra semplicemente che l'èlite abbia deciso di anticipare quel catartico meteorite.
Cosa può pensare l'ecologista radicale che imboscato scruta il gonfiarsi del delirio modernista? Che non è più il tempo di cercare proseliti, certo, ma è meglio correre in casa e chiudersi bene ad aspettare che il temporale faccia la sua sfuriata. E poi si esce a vedere, e se ha grandinato forte... pace, pianteremo qualcosa di nuovo!
Questo è il bello del partito "della vita" o "della realtà", che qualunque cosa succeda il programma non cambia: la vita se può ci riproverà sempre. E la realtà dal canto suo non si piegherà mai alla morale, il bello o brutto tempo se ne sbatte dei nostri scongiuri e dunque è inutile protestare ed opporsi alla meteora dell'èlite genocitaria, questa farà il suo sporco mestiere e libererà il pianeta dall'enorme massa di stupidi che l'ammorba... e chi potrebbe dargli torto!
Questo sembra quanto la storia ciclicamente propone: la civiltà lentamente cresce per poi essere azzerata dal cataclisma di turno. In realtà noi sappiamo che ad accrescersi è il livello di supplenza delle capacità umane: la tecnologia materiale e sociale che ci permette di vivere sul pianeta da strumento creativo diventa protesi accomodante che indebolisce ulteriormente... fino ad un inevitabile crollo!
Questo cui stiamo assistendo sembra dunque la precisa rappresentazione scenica di quello che avrebbe potuto essere un disgraziato evento naturale. Salvo che, in questo caso, è intenzionalmente ed arbitrariamente costruito ed autosomministrato.
C'è da chiedersi se questa dinamica "per estremi" sia davvero connaturata alla nostra forma o se invece, questa forma, non sia possibile imparare a gestirla. Il "reciproco richiamo al realismo" sul quale potrebbe essere fondata la relazione umana ed il patto sociale di una nuova cultura questo sarebbe: saper usare assieme freno ed acceleratore, la capacità di tenerci in equilibrio.
Questa è l'alternativa complessa alla semplificazione morale: la consapevolezza che la tecnologia ci è connaturata per sopravvivere (come le penne degli uccelli o le foglie degli alberi) e che per considerarsi adulti possiamo imparare a gestirla riconoscendone i limiti.
(*Chi frequenta internet alla faccia di Eco conosce la sigla Out Of Place Artifacts)
domenica 5 giugno 2022
Definiamo la nuova umanità, quale altro compito per un filosofo?
In questi due anni molte persone si sono impegnate in diversi filoni di critica commento ed informazione alternativa, questo è stato preziosissimo ed essenziale, purtroppo ovunque trovo la stessa modalità di naufragare quando si arriva al momento di dare un "respiro di senso" ai discorsi. E lì casca l'asino e rispunta fuori di tutto: vecchi valori tarlati, dalla parrocchia alla cavalleria, le tradizioni, la famiglia... Basta, non siamo ridicoli, non possiamo fondare il nuovo sul vecchio!
Il pensiero frutto della debolezza è una tendenza ad ideologizzare il punto di vista dei propri limiti ed interessi, col risultato di mille soggettività divergenti, arbitrariamente identitarizzanti e ciascuna al suo interno totalizzante, inevitabili premesse al bellicismo.
Un pensiero nuovo potrà essere invece convergente se le persone, abbandonato l'individualismo e consapevoli del proprio punto di vista, useranno il riscoperto desiderio sociale per richiamarsi reciprocamente al realismo.
Questa la definizione della nuova umanità sopravvivente al disastro in corso: sapete darmene un'altra?
Certo è pesante da portare perché il reciproco richiamo al realismo è un processo doloroso quanto più profondamente le nostre identità si erano irrigidite intorno alle nostre debolezze, ma quello è responsabilità di ciascuno, diventare adulti!
venerdì 27 maggio 2022
Costretti a rinascere
La modernità non è solo l'avvento storico di una tecnologia particolarmente invasiva, ma è, molto più gravemente, il cascare nell'autodefinizione modernista. Il fare dell'oggi un "ismo" è il risultato della debolezza e dell'alienazione dell'umano dalla realtà del suo corpo e del pianeta.
Questo, secondo me, ci viene esemplarmente segnalato da un personaggio come Umberto Eco che in un romanzo come "Il pendolo di Foucault" si prende la briga di sfottere chi se la smena ancora coi discorsi sull'Uno.
Ovviamente ha ragione ad irridere il ciarpame raccolto nei secoli dagli esoteristi di tutto il mondo... ma è una critica crudele e ingiusta. Crudele perché vera, e passi, ma ingiusta perché non riconosce la sostanza, e cioè il primo e fondante di quei discorsi: la "verità" della nostra forma, la forma biologica della specie umana ed il modo che abbiamo oggi di intenderla.
Possiamo capire cosa è in gioco se consideriamo che la modernità ha bisogno di, o meglio ancora si genera dal sopprimere il desiderio sociale. Possiamo infatti riconoscere che con l'inizio della modernità si inaugura la dimensione individualistica: l'individuo emancipato è anche tragicamente solo!
Mentre fino ad allora c'era sempre stato un contesto sociale di appartenenza in cui giocare un ruolo, foss'anche quello dell'ultimo sfigato o dello schiavo, con l'avvento della modernità industriale ed urbana l'individuo si trova come nudo in un contesto disumano, praticamente incarcerato dalle sue stesse istituzioni.
Ecco, questa è la prima delle verità inscritte nella forma della specie umana che la modernità individualista ha bisogno di negare.
Prima avevi voglia degli altri e con gli altri eri creativo, tanto magari da organizzarti per fare assieme delle cose più grandi di quelle che può fare uno da solo.
Ti inventi così delle istituzioni che all'inizio vanno bene, sono solo degli strumenti per fare qualcosa di più con la forza della collettività.
Poi ti abitui a dipendere dal servizio che quelle istituzioni ti offrono e ti trovi irreggimentato in esse. E' vero, sei un po' meno libero... ma ci stai ancora perché, tutto sommato ti riconosci ancora socievole.
La modernità comincia invece quando nasci in quel contesto, ma ulteriormente indebolito, e cioè senza più desiderio sociale: è a quel punto che ti trovi ridotto ad una povera bestiola deprivata, desocializzata e rinchiusa in una gabbietta dalla quale, se uscisse, morirebbe... e "lo sa" e questa è la sua "viltà inconscia" del farsi piacere le sbarre!
I pochi dell'élite, in compenso, si montano la testa nel delirio di onnipotenza di fare come fosse tutto loro, e come di fatto è, il "tutto" essendo stato tradotto nei termini di quella ricchezza che oggi, almeno nominalmente, è quasi arrivata ad appartenergli per intero.
Solo che così finisce il gioco perché da quel "tutto" che hanno in mano è sparita l'unica cosa preziosa, e cioè l'umanità.
E questa idea di umanità, di forma e di unitarietà che sopravviveva, prima della modernità, proprio nelle forme eso-teriche di tutte le scuole e le sette sfottute da Eco, ora dopo l'avvento della modernità può solo diventare eso-specie, cioè può solo sopravvivere nella scommessa di una rinascita.
E non una semplice rifondazione culturale o un riposizionamento filosofico, no, qui "ha da nascere" una nuova specie biologica, con una sua nuova consapevolezza, originale, espressa e volutamente separatista.
E se anche la vitalità umana non sarà ai suoi massimi livelli, oggi, per fare una scelta del genere... ci sarà comunque costretta perché è la modernità, con la sua deriva ogm e transumana, a costringere al bivio ed alla speciazione.
Pensate: la nascita di una nuova specie... il sogno di ogni biologo, una cosa che in realtà nessuno ha mai visto succedere ma che ora, proprio noi, potremo apprezzare, in diretta ed in prima persona!
Bene, ora per tornare un po' coi piedi per terra potremmo chiederci, operativamente, come distinguere una semplice alternativa culturale rispetto alla nascita di una nuova specie?
Sicuramente si dovrà assistere ad una serie di scelte culturali nette, e purtroppo divisive, ma ineludibili perché riguardano tutto ciò che concerne la coltivazione della forma della specie, e cioè scelte di comportamenti e di tecnologie: agricoltura o allevamento, vegan o carnivori, radicati territorialmente o urbanizzati, promotori del proprio sistema immunitario o dipendenti da antibiotici e vaccini, socializzati come realmente potremmo scoprire di desiderare o pedissequi riproduttori del modello famigliare edipico...
Ma soprattutto sono sicuro che il segno inequivocabile di aver preso la strada giusta non potrà che essere l'entusiasmo sui volti. L'entusiasmo di un adolescente di fronte ad un mondo da costruire, l'entusiasmo di un cucciolo di fronte alla vita che l'aspetta.
mercoledì 19 gennaio 2022
Dovevamo farlo prima noi con desiderio...
Il mondo nuovo dovevamo farlo prima noi, mezzi vivi, con quel po' di entusiasmo che ci restava... ora invece lo stanno facendo i mezzi morti, e lo fanno a modo loro!
Una società che sposa consumatori e liberisti è ovviamente concorde nell'inquinare il pianeta con scelte di vita stupide, stupide per definizione, mancando l'individualismo di una rete sociale che possa valutarle.
Ora l'elite sta progettando, a sua detta, un modo per impedire queste scelte insostenibili. Ma, se anche fosse vera l'intenzione, è l'elite malata di un corpo sociale malato, e si è innescato un processo infiammatorio del tutto in linea con le malattie del progresso: infarti, cancro, diabete...
C'è un'unica alternativa al mostruoso modello autoritario che si sta delineando: autogestione su tutto il possibile. Rendersi autonomi in tutti i campi come indicava, ad esempio, la "scuola macrobiotica" fin dagli anni settanta, riguardo alla salute che possiamo gestire con l'alimentazione: diventare dei bravi medici di se stessi, e poi degli agricoltori capaci di nutrire le proprie famiglie con del cibo sano e vitale, e poi via via analogamente su tutti i campi, la scuola, l'informazione, l'assistenza, la difesa...
Autodeterminazione reale, basata sulle reali capacità e sulla complessità che saremo in grado di mettere assieme sulla scialuppa di salvataggio. Resilienza l'avremmo chiamata, allora negli anni ottanta, ed era il termine tecnico con cui il "movimento della decrescita" voleva indicare quelle capacità di autonomia e radicatezza territoriale che potevano rendere una popolazione più sicura di fronte alle intemperie della natura quanto della storia.
RESILIENZA! è invece diventato tragicamente il motto che il nostro drago condottiero invoca oggi per le masse... sì ma nel senso di un'ebete sottomissione alla fottitura! Vi ricordate, Piero Angela ci ricordava tutto il tempo quanto avremmo dovuto diventare flessibili e versatili, sempre a scuola e pronti a cambiare lavoro... Oggi è solo la continuazione di quel ritornello!
"giochiamo al guinzaglio?"
martedì 30 novembre 2021
Umberto Eco ha spiegato al popolo che non doveva fidarsi di internet...
Che tristezza accorgermi che mio fratello si beve l'informazione generalista e monocorde del mainstream mediatico (e ad essa tragicamente offre le sorti sue e della sua famiglia).
Che peccato che non venga a chiedermi quali informazioni alternative io trovi sulla rete, quale ricchezza di interventi, di competenze tecniche e di testimonianze siano lì a disposizione di tutti... certo bisogna applicare un minimo di discernimento... e questo sì è a carico del fruitore del web, e costa una certa fatica.
Una fatica che l'umano non sembra più in grado di reggere. E' solo l'effetto di Idiocracy (vi ricordate quel film demenziale... ), cioè di un generalizzato calo del QI e relativo rincoglionimento medio, o c'è di più?
Umberto Eco denunciava che su internet stavano fiorendo bufale di ogni sorta e deliri complottistici, e che mai la rete avrebbe potuto sostituire la centralità del riferimento accademico. Ascoltate qui per esempio come sproloquiava su praticamente tutti i grandi temi controversi - dagli americani sulla luna alle ragioni dell'11 settembre - addirittura sentendosi in dovere di gettare merda sul forse unico vero giornalista di inchiesta di questi anni che è stato Giulietto Chiesa... una certa caduta di stile per una lectio magistralis qual'era l'occasione del suo discorso!
Ecco chi ha spiegato a tutti i figli della sinistra (e proprio quelli che abbiamo fatto studiare) come buttare via quel po' di strumenti critici costruiti negli anni. Col '68 l'università diventava democratica, ma nel senso che semplicemente l'elite trasferiva altrove il luogo di formazione identitaria dei propri rampolli. Ora certamente resta depositaria degli strumenti del dominio scientifico del mondo, ma l'ideologia infusa ai suoi studenti è di sottomissione, semplici tecnici acritici, applicatori di protocolli crudeli ma decisi da un presunto principio di realtà che si impone davanti a tutto: la realtà dell'emergenza!
Ecco il prodotto di vent'anni di vita spesa sui banchi di scuola: poveri dottorini sottomessi al principio d'autorità, una banda di vigliacchi dominati dalla paura... sgherri del potere, si sarebbe detto una volta, non certo lo spirito elitario dei padroni del mondo!
venerdì 19 novembre 2021
DIVIDIAMOCI
La modernità si sta dimostrando un mondo di vacche al macello ed in effetti la maggioranza sembra darsi volontariamente a questo gioco, in complicità con quei pochi mandriani che organizzano la mattanza e ne caveranno i loro interessi: a questo si è ridotta la sostanza delle più moderne democrazie!
Bene, forse è davvero questa l'unica cura efficace per l'ecologia del pianeta: ormai che è stata prodotta che futuro potrà mai avere una tale massa abbruttita e disumanizzata? Se una popolazione ha deciso di suicidarsi, con le sue istituzioni e i suoi politici, con i suoi imprenditori e coi sindacati, la sua chiesa la sua cultura... come possiamo interferire contro tanta autodeterminazione genocitaria?
Attenti però. Non tutti sono vacche! Tanta gente ha colto l'occasione per darsi una mossa, per risvegliarsi dal rincoglionimento televisivo.
Tanta gente che è semplicemente ancora viva, e che da adulta sa che la vita continua e che bisogna occuparsi di lavorare per guadagnarsela, per allevare dei figli da poter guardare con speranza e per custodire un territorio che è il solo che può garantirci autonomia ed onestà.
E' un mondo urbano, impiegatizio, tutelato, quello che va all'estinzione. La modernità con la sua ideologia del progresso è in realtà un fine corsa. Non c'è una prossima tappa, mettetevi il cuore in pace: le masse contadine sono diventate masse operarie, e poi masse di consumatori e masse di medicalizzati... ora è solo venuto il momento della pillola finale! Dopo aver delocalizzato le fabbriche ora quelle masse non servono più. Schiavi? No, penso che le elites preferiscano farsi servire dai robot.
Le mura della città si sono chiuse e chi ne è restato fuori guarderà con orrore e pietà quegli amici e famigliari che vi si sono soggiogati. Ma ciò non potrà avvelenare la riscoperta voglia di vivere e tutto l'entusiasmo di fronte al compito immane ma necessario di inventarci un nuovo modo di stare al mondo.
sabato 29 maggio 2021
Potere offresi!
La questione del potere è fondamentale nel chiedersi quale parte abbiamo nel grande gioco del fottere. Chi non affronta l'argomento, semplicemente se ne lascia comandare, eterodiretto! Da qui deriva un'idea di potere come mistero trascendente fatalisticamente calato sulle nostre esistenze.
Ad indagarlo invece si può giungere a concepire il potere come legame di complicità. Questo è il presupposto, ad esempio, di tutti i ragionamenti che cerco di sviluppare su questo blog. Il potere è l'inevitabile rapporto tra chi non è più capace a fare qualcosa da sé e chi invece si specializza nel fornirglielo. Questa relazione immiserisce entrambi instaurando un circolo vizioso tra infantilismo e paternalismo: potere come espressione di debolezza dei tanti di fronte all'arroganza del mafioso di turno, o del capitalista, o anche semplicemente della più neutra ed anonima istituzione.
Un potere molto forte dunque, perché radicato in noi stessi, generato dalla nostra debolezza, ma anche di facile contrasto da parte di chiunque trovi interessante l'idea di farsi le cose da sé come qui si suggerisce in mille forme...
Fin qui nulla di nuovo. Ora però il novello regime sanitario richiede un approfondimento, perché diventa sempre più difficile seguire le trame del potere in una situazione come questa dove si intrecciano plurimi e variegati interessi ed attori.
Allora mi sembra che abbiamo da porre attenzione al legame della complicità e distinguervi due aspetti: la masse "delegano" il potere che l'élite "richiede", uno spinge e uno tira! Ed allora possiamo immaginare due condizioni:
da un lato, finché le maestranze umane sono ancora sufficientemente sane e ruspanti, la delega di potere è minima e le élite dovranno inventarsi sempre nuovi modi coercitivi per estorcere taglieggiare o tassare;
dall'altro lato invece, con la modernità, le masse industrializzate arrivano a generare una quantità tossica di potere perché, urbanizzandosi, perdono il controllo del territorio e l'autonomia alimentare.
Ci troviamo quindi in una situazione dove la delega di potere è preponderante sulla richiesta. Le masse dei paesi democratici aumentano bisogni e consumi in uno stile di vita sempre più autolesivo e nessuno glielo impone!
C'è per l'aria più potere di quanto le élite possano raccogliere, le multinazionali hanno già tutto: energia, farmaci, informazioni... I pochi ricchi sono ormai così ricchi da trascendere il piano del bieco interesse economico per mettersi a progettare transumane genti e pessimi mondi da fantascienza di serie B.
Forse non sarà più la guerra mondiale la forma di genocidio che ci aspetta, perché già vediamo scatenarsi tra gli individui tutto il fanatismo igienista sufficiente ad estinguere la specie.
giovedì 20 maggio 2021
guerra batteriologica
Una malattia virale ha due aspetti: uno reale, i morti contagiati, e l'altra fobica, la paura d'essere in quella percentuale di morti.
L'aspetto fobico non è meno deleterio perché molto reali sono i comportamenti che scatena.
In un caso come ebola risulta forse preponderante l'aspetto epidemico. Ma in un caso come il covid si dimostra in maniera esemplare quanto l'aspetto fobico sia una reale arma usabile contro popolazioni "fruste", indebolite dallo stile di vita moderno.
sabato 8 maggio 2021
Mi hanno trasferito!
Il mio lavoro di Operatore Socio Sanitario si è interrotto bruscamente. Da quando mi sono rifiutato di continuare a fare un tampone ogni mese, sono stato sospeso da quel servizio. Ovviamente accesso negato alla struttura e non ho neppure più avuto modo di salutare i miei utenti...
Comunque, anche se nel pubblico impiego ancora non rischiamo il posto, la nostra professione l'abbiamo persa, per legge? per sempre?
Eccomi dunque demansionato a "prendere la temperatura" nell'atrio degli uffici centrali: in attesa di destinazione! Tempo per pensare e per tornare, costretto dagli eventi, alla politica.
Ecco il frutto dei miei pensieri, la lettera è rimasta affissa, di fianco alla macchinetta del caffè, solo dieci minuti perché mi hanno subito detto che non c'era spazio per comunicazioni personali tra colleghi...
<<Care colleghe e cari colleghi, vorrei presentarmi perché non tutti mi conoscete (…)
In venticinque anni di esercizio di questa professione ho
usato altre volte l’istituto del trasferimento come strumento consapevole e
concordato per indirizzare il mio interesse professionale.
Questa volta no, non sono qui per scelta ma per effetto di
questo modo emergenziale di affrontare un virus. La questione riguarda tutti:
nessuno è esente dalla paura, e nessuno può dirsi così sano da non sentirsi
interpellato. Ma dopo un anno e mezzo di questo vivere paradossale dovremmo
essere in grado, e proprio noi professionisti del sociale e del sanitario, di
iniziare una riflessione su quanto stiamo vivendo.
Il tema è quello sociale e politico dell’imposizione
terapeutica: è compatibile col vivere democratico?
Il tema è quello scientifico: da quando nel dopoguerra
abbiamo avuto gli antibiotici abbiamo purtroppo anche cominciato ad abusarne,
vogliamo fare lo stesso coi vaccini?
Il tema è quello della cautela: vogliamo davvero fare le
cavie di un esperimento genetico dove inoltre lo sperimentatore ha un evidente
conflitto di interessi?
Il tema è filosofico ed intimo al contempo perché qualunque
forma di imposizione è incompatibile col termine salute, perché la salute non
può arrivare da fuori ma solo essere il frutto di un apparato immunitario
correttamente coltivato e di uno stile di vita che abbiamo tutti da ripensare…
e questo sì, finalmente, come portato a suo modo positivo di questo virus.
I temi di riflessione qui lanciati sono alti ed in certo
modo astratti, è vero, ma la concretezza della crisi economica in arrivo, la
perdita di così tanti posti di lavoro ed il dolore per le troppe vittime di una
sanità impazzita e di terapie forse sbagliate… tutto questo è materiale di una
discussione urgente che mi piacerebbe iniziare qui con voi.
Torino, maggio 2021
>>
<< Ti ringrazio di aver fatto girare queste mie parole sulla
mail del lavoro, adesso sì che mi sento ascoltato...
Comunque adesso vorrei che si parlasse del virus e non di me.
Per esempio sarebbe bello raccogliere e far girare del materiale
"ottimista", utile sia per i colleghi che per l'utenza, come ad
esempio le associazioni di medici che offrono terapia domiciliare, l'elenco
delle terapie disponibili alternative all'intubazione, un commento serio dei
numeri e delle dimensioni del fenomeno quanto dell'effetto distorsivo dei
media... etc.
Ed ancora una riflessione: lavorando noi proprio nel settore
della debolezza, del bisogno, dovremmo avere una particolare attenzione al tema
della gestione della paura, individuale, sociale, di tutti i tipi: in fondo dal
linciaggio di un individuo alle camere a gas collettive sono tutti esempi di
come la paura può sfuggire e provocare tragedie.
Buonanotte >>
mercoledì 28 aprile 2021
Essere GAY
Essere gay - il modello "americano" intendo, moderno esplicito senza inibizioni - in una certa interpretazione astrologica viene descritto come rapporto tra Venere ed Urano: affetto ed opportunismo.
Facile capire come i due termini calzino perfetti allo stereotipo di uno scopatore seriale e compulsivo. Un poco più sottilmente, e mi ci riconosco, significa anteporre un profondo bisogno di relazioni sociali alla necessità individuale di un partner o di un innamoramento.
I gay devono certo trovarsi un partner, come tutti, ma poi, per il resto, il loro "opportunismo affettivo" dovrebbe applicarsi nelle amicizie della società degli uomini.
domenica 18 aprile 2021
La fine della politica e l'inizio della speciazione
Mezzi Morti o Mezzi Vivi, è il momento di scegliere da che parte ci si sente, e poi dividersi perché le due ipotesi non sono compatibili.
Si tratta di capire prima di tutto se è possibile farlo pacificamente, perché le due parti non sono simmetriche: mentre i Mezzi Vivi continuano a vedere il malato alla vecchia maniera, cioè un bisognoso da aiutare, i Mezzi Morti vedono i sani con l'astio del sofferente che vorrebbe tutti patiscano con lui, o con la paura di fronte all'untore, col desiderio comunque di cancellare, perseguitando gli ultimi vivi, ogni pericoloso richiamo alla realtà.
Ma prima ancora si tratta di verificare se le due ipotesi sono valide o, per dirlo in termini naturalistici, se le due specie si dimostreranno vitali o meno: i Mezzi Morti, i transumani del futuro, devono ancora dimostrare di sopravvivere alle condizioni del loro allevamento intensivo nelle gabbie della società della tutela, come galline OGM tra pesticidi antibiotici e vaccini. Mentre l'altra parte Mezza Viva, pur rappresentando la specie d'origine, con la sua intrinseca giustificazione, da lungo tempo s'è fatta rubare la parola ed oggi è costretta a rifondarsi sui dati della nuova storia e della nuova biologia che su internet stanno soppiantando la vecchia accademia. Novità culturali fondamentali ma decisamente fragili perché socializzate con "gli strumenti del nemico", nella virtualità di quel mondo elettronico e dei suoi meccanismi di controllo.
Il nuovo paradigma, o il vecchio riscoperto o l'unico possibile, cioè il radicamento al reale, non può quindi limitarsi ad essere una risposta teorica astratta, ma deve essere incarnato in una reale esperienza sociale ed ambientale. Le due forme dovranno spartirsi il territorio e stabilire forme di relazione e rispetto reciproco...
Se questo potrà mai accadere prima della completa distruzione del pianeta, non lo so. Ma è proprio lì, nel rischio di morire, il bello della vita!
Oscar, due anni, figlio di Penelope e Ladro di Cuori
venerdì 8 marzo 2019
giovedì 23 novembre 2017
Eros e Priapo
giovedì 22 ottobre 2015
E' possibile avere una società libera e insieme consapevole?
mercoledì 9 settembre 2015
L'impotenza non si nasconde più dietro la religione
mercoledì 26 agosto 2015
La società delle donne è finita nel bordello
lunedì 3 agosto 2015
Economia della contraddizione
Bandiera dell’individuo,
domenica 19 luglio 2015
... il fondo del barattolo!
sabato 4 luglio 2015
Per un desiderio sostenibile
sabato 6 giugno 2015
Granivori!
The role of starchy plants in early hominin diets and when the culinary processing of starches began have been difficult to track archaeologically. Seed collecting is conventionally perceived to have been an irrelevant activity among the Pleistocene foragers of southern Africa, on the grounds of both technological difficulty in the processing of grains and the belief that roots, fruits, and nuts, not cereals, were the basis for subsistence for the past 100,000 years and further back in time. A large assemblage of starch granules has been retrieved from the surfaces of Middle Stone Age stone tools from Mozambique, showing that early Homo sapiens relied on grass seeds starting at least 105,000 years ago, including those of sorghum grasses.
http://www.sciencemag.org/content/326/5960/1680.full
Una ricerca pubblicata su Science 18 dicembre 2009
domenica 31 maggio 2015
domenica 17 maggio 2015
Potere femminile
mercoledì 6 maggio 2015
Sistema sanitario nazionale
Ho lavorato qualche anno nell'assistenza domiciliare, accompagnavo gli anziani del quartiere anche nelle loro visite mediche e, tra farmacie, ricoveri e ambulatori, alla fine avevo l'impressione di seguire una grande liturgia, oggi tizio iniziava la sua via crucis (quale che fosse la malattia, mettiamo il diabete) ed io conoscevo già l'iter, medico, specialista, gli esami, l'insulina, avevo in mente altri in altri punti del percorso, le gambe gonfie, la perdita della vista, il peggioramento che sarebbe venuto... Sembrava un contagio di fronte al quale tutti reagivano in solitudine. Nessun vecchietto avvertiva gli altri del condominio, "attento a cosa mangi, guarda cosa sto diventando io!", ma ciascuno partiva per il suo pellegrinaggio personale quasi con un senso di importanza, finalmente questo mi riguarda, ora è il mio turno, ora sono io al centro della scena...
Altro dato. Sento alla radio i risultati di una ricerca: le regioni sicilia e puglia vincono su tutte per il numero di parti cesarei, in tre parti su quattro interviene il chirurgo! Evidentemente al sistema sanitario nazionale pervengono delle richieste che non sono prettamente sanitarie, ma riguardano dati culturali quali un certo approccio alla malattia o, come in questo caso, la ricerca di comodità di un certo assetto del femminile.
Nell'organizzare la sanità, quella tra pubblico e privato non può essere considerata un'alternativa.
Certo gli sprechi non fanno bene a nessuno e l'efficienza è sempre un obiettivo onorevole, ma il dibattito in corso (la voglia di privatizzare proprio quando in America Obama sta cominciando a ripensare al pubblico!) ha solo l'effetto di nascondere la vera questione: la sanità non deve limitarsi ad evitare gli sprechi, ma deve dimostrarsi realmente produttiva di qualcosa!
Qual'è il prodotto? La salute, certo, ma quale? Quella di qualcuno che esce dall'ospedale "sanificato" ma del tutto inconsapevole di quanto accaduto e, soprattutto, incapace di evitarlo una prossima volta? Questo è quanto cerchiamo, con difficoltà, di garantirci oggi.
Ma la salute non è soltanto l'essere sani adesso, è qualcosa di più. Salute è la capacità di tenersi sani anche domani e dopodomani, salute è la capacità di allevare nuove generazioni vitali, efficienti nel corpo e consapevoli di sé e dei propri limiti. E la differenza non è da poco.
La medicina preventiva e l'educazione sanitaria sono oggi giusto un contorno, dovrebbero essere invece lo strumento principale per produrre una popolazione sana, cioè capace di tenersi in salute autonomamente. L'efficacia, la produttività di questa politica sarebbe subito evidente a tutti nel drastico ridursi del bisogno di ospedali, medicine, interventi invasivi e relativi costi.
Purtroppo la questione non è così semplice perché non è solo un problema di bilancio ma quello, molto più serio, di un "cambio di paradigma", di una rivoluzione nell'orizzonte culturale e complessivo di un'intera civiltà.
Purtroppo ma non a caso proprio sul nodo della malattia e della sofferenza, si gioca l'alternativa crudele tra una reale pratica medica ed una pratica religiosa. Perché religiosa e scaramantica risulta nei fatti l'attenzione medica limitata all'immanenza del dolore personale (in un orizzonte mentale dove le nostre vite sono affidate a dio o al caso), mentre una pratica medica onesta, nella prevenzione e nell'educazione per il futuro potrebbe addirittura riconoscersi un aspetto di trascendenza.
In sostanza tra sanità pubblica e privata non si gioca alcuna reale alternativa.
La medicina più efficace oggi può solo essere quella che ne farà diminuire il bisogno domani.
lunedì 4 maggio 2015
Storia della "donna" perduta
domenica 19 aprile 2015
Chi zappa non migra
domenica 12 aprile 2015
I migranti islamici e la conversione al consumismo come religione della modernità
mercoledì 1 aprile 2015
Gli interpreti dei sogni
mercoledì 25 marzo 2015
Proibizionismo
Criminalizzare sesso e droga è solo una strategia di marketing: l'economia di mercato sottolinea gli estremi del desiderabile per evidenziare l'intero catalogo dei prodotti di consumo.
Altra spiegazione potrebbe essere che, della triade sesso-droga-rockandroll, il rock è l'unico che non rischia di sfuggire al businnes, dipendendo elettricamente dal sistema.
mercoledì 4 marzo 2015
Torniamo a scuola
mercoledì 25 febbraio 2015
Eraclito: Il mondo è uno, dialettico, dinamico... e incomprensibile per l'uomo civile!
La realtà è unitaria:
mercoledì 4 febbraio 2015
La cosmologia non è poi così importante
venerdì 23 gennaio 2015
Pesto di rucola
martedì 13 gennaio 2015
giovedì 1 gennaio 2015
WWOOF e stili di vita
domenica 21 dicembre 2014
L'estetica del dominio
Nella "signorilità",
termine col quale vorremmo distinguere una certa saggia compostezza
dalla sfacciata aggressività dei nuovi ricchi, non c'è altro, in realtà,
che la dimenticanza dell'origine fraudolenta del privilegio.
domenica 7 dicembre 2014
Intelligenza naturale
giovedì 27 novembre 2014
Platone e la Società degli Uomini
sabato 8 novembre 2014
Il Fascismo del Gusto Universale
venerdì 24 ottobre 2014
Effetto Alimentare contro Salone del Gusto
martedì 21 ottobre 2014
젠더 오염
mercoledì 15 ottobre 2014
Cavoli neri
Cavolo nero, toscano, lancinato. Eccolo quasi a maturazione, vuole ancora prendere un po' del freddo invernale per essere al meglio come gusto.
Assaggiatelo nella "Ribollita", famosa zuppa toscana che esalta le sue qualità e che qui vi suggerisco nella sua versione essenziale: cavolo farro e fagioli cannellini.
Delle foglie si usa il verde che va stracciato a mano tenendo stretta la costa. Buttatelo in pentola, abbondante, con eguale quantità di farro e di cannelini. Tanta acqua, un pezzetto di alga per la cottura dei fagioli, sale ed almeno un'ora di pentola a pressione.
Dal nome stesso si desume che la seconda volta che lo mangiate sarà ancora più buona... un pizzico di peperoncino a piacere, un goccio d'olio toscano e qualche pezzo di pane duro cotto dentro.
Buon appetito!
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