fondamentalismo della modernità

"Potremo esultare alla morte di dio
solo quando avremo un'alternativa all'individualismo."

martedì 6 dicembre 2022

Agamben - Patto di complicità senza il reo

 

Vorrei condividere con voi qualche riflessione sulla situazione politica estrema che abbiamo vissuto. E se un giorno gli storici indagheranno su quello che è successo sotto la copertura della pandemia, risulterà, io credo, che la nostra società non aveva mai raggiunto un grado così estremo di efferatezza, di irresponsabilità e di  disfacimento.

Ho usato a ragione questi tre termini, che sono oggi legati in quello che si chiama un nodo borromeo, cioè un nodo in cui ciascun elemento non può essere sciolto dagli altri due. E se, come alcuni non senza ragione sostengono, la gravità di una situazione si misura dal numero di omicidi e delle uccisioni, credo che anche questo indice risulterà molto più elevato di quanto si è creduto o si finge di credere.

Prendendo in prestito da Lévi-Strauss un’espressione che lui usava per l’Europa nella seconda guerra mondiale, io credo che si potrebbe dire che la nostra società: “ha vomitato se stessa”. Per questo io penso che non vi è oggi per la nostra società una via di uscita dalla situazione in cui è caduta, a meno che qualcosa o qualcuno non la metta da cima a fondo in questione.

Ma non è di questo che volevo parlarvi, mi preme oggi piuttosto interrogarmi insieme a voi su quello che abbiamo fatto finora e su quello che possiamo continuare a fare in una tale situazione. Io condivido infatti pienamente le considerazioni contenute in un documento, che qualche giorno fa è stato fatto circolare, quanto all’impossibilità di una rappacificazione. Il fatto è che non abbiamo davanti a noi semplicemente degli uomini che si sono ingannati, che hanno sbagliato  o hanno professato per qualche ragione delle opinioni erronee che noi potremmo cercare di correggere. Chi pensa questo si illude: abbiamo di fronte a noi qualcosa di diverso, una nuova figura dell’uomo e del cittadino, per usare due termini famigliari alla nostra tradizione politica. Si tratta in ogni caso di qualcosa che ha preso il posto di quella coppia - l’uomo e il cittadino -  e che vi propongo di chiamare provvisoriamente con un termine tecnico del diritto penale: il “complice”. A patto di precisare che si tratta di una figura molto particolare di complicità, complicità per cosiddire assoluta nel senso che cercherò ora di spiegare.

Nella terminologia del diritto penale il complice è colui che ha posto in essere una condotta che di per sé non costituisce reato, ma che contribuisce all’azione delittuosa di un altro soggetto: il reo.

Noi ci siamo trovati e ci troviamo di fronte a individui, anzi a un intera società che si è fatta complice di un delitto il cui reo è assente o comunque, per essa, innominabile. Una situazione cioè paradossale in cui vi sono solo complici ma il reo manca. Una situazione in cui tutti, dal Presidente della Repubblica al semplice cittadino, dal Ministro delle salute al semplice medico, tutti agiscono sempre come complici e mai come rei. Credo che questa situazione ci può permettere di leggere in una prospettiva nuova  il senso del punto a  cui siamo: il contratto sociale ha assunto cioè oggi la figura, vera estrema figura, di un “patto di complicità senza il reo”, e questo reo assente coincide con il sovrano il cui corpo è formato dalla stessa massa dei complici, e non è perciò altro che l’incarnazione di questo generale “esser complici”, cioè “piegati assieme”.

Una società di complici è più oppressiva e soffocante di qualsiasi dittatura, perché chi non partecipa delle complicità - il non complice - è puramente e semplicemente escluso: non esiste, non ha più un luogo nella città.

C’è però anche un altro senso in cui si può parlare oggi di complicità ed è la complicità non tanto fra il cittadino e il sovrano, quanto anche e piuttosto, fra l’uomo e il cittadino. Voi ricorderete che Hannah Arendt ha mostrato quanto la relazione, così importante, fra questi due termini - l’uomo e il cittadino - sia ambigua: nella dichiarazione dei diritti, lei ha mostrato, in realtà in questione è l’iscrizione della nascita cioè della vita biologica dell’individuo nell’ordine giuridico e politico dello stato-nazione moderno. I diritti sono attribuiti all’uomo solo nella misura in cui questo è il presupposto, immediatamente dileguante, del cittadino: l’uomo deve diventare il cittadino, l’uomo esiste se diventa cittadino.

Ora l’emergere in pianta stabile nel nostro tempo (Arendt usa la figura del “rifugiato”) dell’uomo come tale, cioè dell’uomo spogliato del carattere di cittadino, è la spia di una crisi irreparabile in quella finzione dell’identità fra l’uomo e il cittadino su cui si fondava la sovranità dello stato moderno.

Quel che noi oggi abbiamo di fronte è una nuova configurazione di questo rapporto: in cui l’uomo non trapassa più immediatamente e dialetticamente nel cittadino ma stabilisce con questo, col cittadino, una particolare relazione: nel senso che l’uomo, con la natività del suo corpo, col suo corpo, fornisce al cittadino la complicità di cui ha bisogno per costituirsi politicamente, e il cittadino da parte sua si dichiara complice della vita del corpo di cui assume cura. 

Avrete capito che questa complicità di cui sto parlando è la biopolitica: realtà che ha oggi raggiunto la sua estrema e speriamo ultima configurazione.

Ecco allora che la domanda che volevo porvi è questa: in che misura noi possiamo oggi ancora sentirci obbligati in questa società? E se, come credo malgrado tutto, ci sentiamo in qualche modo ancora obbligati, secondo quali modalità ed entro quali limiti possiamo rispondere a questa obbligazione, e quindi parlare pubblicamente?

Non ho una risposta esauriente a questa domanda, posso soltanto dirvi come il poeta, ricordate: codesto solo oggi posso dirvi quel che non siamo, posso soltanto dirvi quel che so di non poter più fare. Ecco, quel che io oggi non mi sento più di poter fare: io non posso più, di fronte a un medico o a chiunque denunci il modo perverso in cui è stata usata in questi due anni la medicina, ecco non posso non mettere innanzitutto in questione la medicina stessa. Se non si ripensa daccapo a che cosa è progressivamente diventata la medicina, e forse l’intera scienza di cui questa vuol far parte, non si potrà in alcun modo sperare di arrestarne la corsa letale.

E ancora: io non posso più, di fronte ad un giurista o a chiunque denunci il modo in cui il diritto e la costituzione sono stati manipolati e traditi, ecco io non posso non rimettere in discussione la stessa Costituzione e lo stesso diritto. E’ forse necessario, per non parlare del presente, che vi ricordi che ne’ Mussolini ne’ Hitler ebbero il bisogno di cambiare le costituzioni che vigevano in Italia e Germania, ma trovarono anzi in esse i dispositivi di cui avevano bisogno per instaurare i loro regimi.

E’ possibile cioè che il gesto di chi cerca oggi di fondare sulla Costituzione e sui diritti la sua battaglia sia già sconfitto in partenza. Se ho evocato questa mia duplice impossibilità non è infatti in nome di vaghi principi metastorici o filosofici, ma al contrario come la conseguenza inaggirabile di un’analisi della situazione storica. Dobbiamo analizzare bene la situazione storica in cui ci troviamo. E’ come se certe procedure o certi principi in cui si credeva o piuttosto si fingeva di credere, avessero ora mostrato il loro vero volto che non possiamo omettere di guardare. (Sia chiaro non intendo con questo svalutare o considerare inutile il lavoro critico che abbiamo svolto e che certamente anche oggi, nella riunione odierna si continuerà a svolgere di sicuro con rigore ed acutezza. Questo lavoro può essere utile, ma solo tatticamente: sarebbe dar prova di cecità identificarlo con una strategia a lungo termine).

In questa prospettiva resta molto ancora da fare e potrà essere fatto solo lasciando cadere senza riserve concetti e verità che davamo per scontati. Il lavoro che ci sta davanti può cominciare, secondo una bella immagine di Anna Maria Ortese: solo là dove tutto è perduto, tutto perduto, senza compromessi e senza nostalgie.

 

Giorgio Agamben: intervento all’incontro “Le faux sans réplique” organizzato da Generazioni Future il 28/11/2022 a Torino

giovedì 24 novembre 2022

L'origine della morale

Quando, di fronte alla selvatichezza di un animale, il nostro tentativo di avvicinarlo provoca fuga o aggressività questo ci può deludere, possiamo pensare che l'animale "ce l'abbia con noi", che siamo in qualche modo "sbagliati".

La volta successiva capita invece che un gesto più misurato ha l'effetto voluto e riusciamo così ad incuriosire, ad "agganciare" il nostro animaletto.

Questa semplice esperienza mi sembra illustrare bene l'origine della Morale, cioè del modo che hanno molti di vivere irrigiditi da regole di qualunque natura purché alternative ad un sano realismo.

Come la debolezza produce il potere, così l'incapacità relazionale produce l'orizzonte della morale e del discorso etico, la complessione del senso di colpa e l'ineluttabilità delle leggi...

Il mio rapporto col mondo è morale o realistico? Questa è la domanda fondamentale che ciascuno può fare a se stesso.

La salute non ha bisogno di norme esteriori: evito di ucciderti non perché una legge me lo impedisce ma semplicemente perché sono socievole!

E' destino dunque che l'individualismo confligga eternamente nell'orizzonte morale che esso stesso produce.

sabato 27 agosto 2022

venerdì 8 luglio 2022

Aspettando l'apocalisse

 Se è vero, come raccontano tanti OOPart*, che a più riprese l'umanità sia incorsa in brusche interruzioni della sua storia, ecco questa volta sembra semplicemente che l'èlite abbia deciso di anticipare quel catartico meteorite.

Cosa può pensare l'ecologista radicale che imboscato scruta il gonfiarsi del delirio modernista? Che non è più il tempo di cercare proseliti, certo, ma è meglio correre in casa e chiudersi bene ad aspettare che il temporale faccia la sua sfuriata. E poi si esce a vedere, e se ha grandinato forte... pace, pianteremo qualcosa di nuovo!

Questo è il bello del partito "della vita" o "della realtà", che qualunque cosa succeda il programma non cambia: la vita se può ci riproverà sempre. E la realtà dal canto suo non si piegherà mai alla morale, il bello o brutto tempo se ne sbatte dei nostri scongiuri e dunque è inutile protestare ed opporsi alla meteora dell'èlite genocitaria, questa farà il suo sporco mestiere e libererà il pianeta dall'enorme massa di stupidi che l'ammorba... e chi potrebbe dargli torto!

Questo sembra quanto la storia ciclicamente propone: la civiltà lentamente cresce per poi essere azzerata dal cataclisma di turno. In realtà noi sappiamo che ad accrescersi è il livello di supplenza delle capacità umane: la tecnologia materiale e sociale che ci permette di vivere sul pianeta da strumento creativo diventa protesi accomodante che indebolisce ulteriormente... fino ad un inevitabile crollo!

Questo cui stiamo assistendo sembra dunque la precisa rappresentazione scenica di quello che avrebbe potuto essere un disgraziato evento naturale. Salvo che, in questo caso, è intenzionalmente ed arbitrariamente costruito ed autosomministrato.

C'è da chiedersi se questa dinamica "per estremi" sia davvero connaturata alla nostra forma o se invece, questa forma, non sia possibile imparare a gestirla. Il "reciproco richiamo al realismo" sul quale potrebbe essere fondata la relazione umana ed il patto sociale di una nuova cultura questo sarebbe: saper usare assieme freno ed acceleratore, la capacità di tenerci in equilibrio.

Questa è l'alternativa complessa alla semplificazione morale: la consapevolezza che la tecnologia ci è connaturata per sopravvivere (come le penne degli uccelli o le foglie degli alberi) e che per considerarsi adulti possiamo imparare a gestirla riconoscendone i limiti.


(*Chi frequenta internet alla faccia di Eco conosce la sigla Out Of Place Artifacts)

domenica 5 giugno 2022

Definiamo la nuova umanità, quale altro compito per un filosofo?

In questi due anni molte persone si sono impegnate in diversi filoni di critica commento ed informazione alternativa, questo è stato preziosissimo ed essenziale, purtroppo ovunque trovo la stessa modalità di naufragare quando si arriva al momento di dare un "respiro di senso" ai discorsi. E lì casca l'asino e rispunta fuori di tutto: vecchi valori tarlati, dalla parrocchia alla cavalleria, le tradizioni, la famiglia... Basta, non siamo ridicoli, non possiamo fondare il nuovo sul vecchio!

Il pensiero frutto della debolezza è una tendenza ad ideologizzare il punto di vista dei propri limiti ed interessi, col risultato di mille soggettività divergenti, arbitrariamente identitarizzanti e ciascuna al suo interno totalizzante, inevitabili premesse al bellicismo.

Un pensiero nuovo potrà essere invece convergente se le persone, abbandonato l'individualismo e consapevoli del proprio punto di vista, useranno il riscoperto desiderio sociale per richiamarsi reciprocamente al realismo.

Questa la definizione della nuova umanità sopravvivente al disastro in corso: sapete darmene un'altra?

Certo è pesante da portare perché il reciproco richiamo al realismo è un processo doloroso quanto più profondamente le nostre identità si erano irrigidite intorno alle nostre debolezze, ma quello è responsabilità di ciascuno, diventare adulti!

venerdì 27 maggio 2022

Costretti a rinascere

La modernità non è solo l'avvento storico di una tecnologia particolarmente invasiva, ma è, molto più gravemente, il cascare nell'autodefinizione modernista. Il fare dell'oggi un "ismo" è il risultato della debolezza e dell'alienazione dell'umano dalla realtà del suo corpo e del pianeta.

Questo, secondo me, ci viene esemplarmente segnalato da un personaggio come Umberto Eco che in un romanzo come "Il pendolo di Foucault" si prende la briga di sfottere chi se la smena ancora coi discorsi sull'Uno.

Ovviamente ha ragione ad irridere il ciarpame raccolto nei secoli dagli esoteristi di tutto il mondo... ma è una critica crudele e ingiusta. Crudele perché vera, e passi, ma ingiusta perché non riconosce la sostanza, e cioè il primo e fondante di quei discorsi: la "verità" della nostra forma, la forma biologica della specie umana ed il modo che abbiamo oggi di intenderla.

Possiamo capire cosa è in gioco se consideriamo che la modernità ha bisogno di, o meglio ancora si genera dal sopprimere il desiderio sociale. Possiamo infatti riconoscere che con l'inizio della modernità si inaugura la dimensione individualistica: l'individuo emancipato è anche tragicamente solo!

Mentre fino ad allora c'era sempre stato un contesto sociale di appartenenza in cui giocare un ruolo, foss'anche quello dell'ultimo sfigato o dello schiavo, con l'avvento della modernità industriale ed urbana l'individuo si trova come nudo in un contesto disumano,  praticamente incarcerato dalle sue stesse istituzioni.

Ecco, questa è la prima delle verità inscritte nella forma della specie umana che la modernità individualista ha bisogno di negare. 

Prima avevi voglia degli altri e con gli altri eri creativo, tanto magari da organizzarti per fare assieme delle cose più grandi di quelle che può fare uno da solo.

Ti inventi così delle istituzioni che all'inizio vanno bene, sono solo degli strumenti per fare qualcosa di più con la forza della collettività.

Poi ti abitui a dipendere dal servizio che quelle istituzioni ti offrono e ti trovi irreggimentato in esse. E' vero, sei un po' meno libero... ma ci stai ancora perché, tutto sommato ti riconosci ancora socievole.

La modernità comincia invece quando nasci in quel contesto, ma ulteriormente indebolito, e cioè senza più desiderio sociale: è a quel punto che ti trovi ridotto ad una povera bestiola deprivata, desocializzata e rinchiusa in una gabbietta dalla quale, se uscisse, morirebbe... e "lo sa" e questa è la sua "viltà inconscia" del farsi piacere le sbarre!

I pochi dell'élite, in compenso, si montano la testa nel delirio di onnipotenza di fare come fosse tutto loro, e come di fatto è, il "tutto" essendo stato tradotto nei termini di quella ricchezza che oggi, almeno nominalmente, è quasi arrivata ad appartenergli per intero.

Solo che così finisce il gioco perché da quel "tutto" che hanno in mano è sparita l'unica cosa preziosa, e cioè l'umanità.

E questa idea di umanità, di forma e di unitarietà che sopravviveva, prima della modernità, proprio nelle forme eso-teriche di tutte le scuole e le sette sfottute da Eco, ora dopo l'avvento della modernità può solo diventare eso-specie, cioè può solo sopravvivere nella scommessa di una rinascita.

E non una semplice rifondazione culturale o un riposizionamento filosofico, no, qui "ha da nascere" una nuova specie biologica, con una sua nuova consapevolezza, originale, espressa e volutamente separatista.

E se anche la vitalità umana non sarà ai suoi massimi livelli, oggi, per fare una scelta del genere... ci sarà comunque costretta perché è la modernità, con la sua deriva ogm e transumana, a costringere al bivio ed alla speciazione.

Pensate: la nascita di una nuova specie... il sogno di ogni biologo, una cosa che in realtà nessuno ha mai visto succedere ma che ora, proprio noi, potremo apprezzare, in diretta ed in prima persona!


Bene, ora per tornare un po' coi piedi per terra potremmo chiederci, operativamente, come distinguere una semplice alternativa culturale rispetto alla nascita di una nuova specie?

Sicuramente si dovrà assistere ad una serie di scelte culturali nette, e purtroppo divisive, ma ineludibili perché riguardano tutto ciò che concerne la coltivazione della forma della specie, e cioè scelte di comportamenti e di tecnologie: agricoltura o allevamento, vegan o carnivori, radicati territorialmente o urbanizzati, promotori del proprio sistema immunitario o dipendenti da antibiotici e vaccini, socializzati come realmente potremmo scoprire di desiderare o pedissequi riproduttori del modello famigliare edipico...

Ma soprattutto sono sicuro che il segno inequivocabile di aver preso la strada giusta non potrà che essere l'entusiasmo sui volti. L'entusiasmo di un adolescente di fronte ad un mondo da costruire, l'entusiasmo di un cucciolo di fronte alla vita che l'aspetta.


mercoledì 19 gennaio 2022

Dovevamo farlo prima noi con desiderio...

Il mondo nuovo dovevamo farlo prima noi, mezzi vivi, con quel po' di entusiasmo che ci restava... ora invece lo stanno facendo i mezzi morti, e lo fanno a modo loro!

Una società che sposa consumatori e liberisti è ovviamente concorde nell'inquinare il pianeta con scelte di vita stupide, stupide per definizione, mancando l'individualismo di una rete sociale che possa valutarle.

Ora l'elite sta progettando, a sua detta, un modo per impedire queste scelte insostenibili. Ma, se anche fosse vera l'intenzione, è l'elite malata di un corpo sociale malato, e si è innescato un processo infiammatorio del tutto in linea con le malattie del progresso: infarti, cancro, diabete...

C'è un'unica alternativa al mostruoso modello autoritario che si sta delineando: autogestione su tutto il possibile. Rendersi autonomi in tutti i campi come indicava, ad esempio, la "scuola macrobiotica" fin dagli anni settanta, riguardo alla salute che possiamo gestire con l'alimentazione: diventare dei bravi medici di se stessi, e poi degli agricoltori capaci di nutrire le proprie famiglie con del cibo sano e vitale, e poi via via analogamente su tutti i campi, la scuola, l'informazione, l'assistenza, la difesa... 

Autodeterminazione reale, basata sulle reali capacità e sulla complessità che saremo in grado di mettere assieme sulla scialuppa di salvataggio. Resilienza l'avremmo chiamata, allora negli anni ottanta, ed era il termine tecnico con cui il "movimento della decrescita" voleva indicare quelle capacità di autonomia e radicatezza territoriale che potevano rendere una popolazione più sicura di fronte alle intemperie della natura quanto della storia.

RESILIENZA! è invece diventato tragicamente il motto che il nostro drago condottiero invoca oggi per le masse... sì ma nel senso di un'ebete sottomissione alla fottitura! Vi ricordate, Piero Angela ci ricordava tutto il tempo quanto avremmo dovuto diventare  flessibili e versatili, sempre a scuola e pronti a cambiare lavoro... Oggi è solo la continuazione di quel ritornello!


                                                            "giochiamo al guinzaglio?"

martedì 30 novembre 2021

Umberto Eco ha spiegato al popolo che non doveva fidarsi di internet...

Che tristezza accorgermi che mio fratello si beve l'informazione generalista e monocorde del mainstream mediatico (e ad essa tragicamente offre le sorti sue e della sua famiglia).

Che peccato che non venga a chiedermi quali informazioni alternative io trovi sulla rete, quale ricchezza di interventi, di competenze tecniche e di testimonianze siano lì a disposizione di tutti... certo bisogna applicare un minimo di discernimento... e questo sì è a carico del fruitore del web, e costa una certa fatica.

Una fatica che l'umano non sembra più in grado di reggere. E' solo l'effetto di Idiocracy (vi ricordate quel film demenziale... ), cioè di un generalizzato calo del QI e relativo rincoglionimento medio, o c'è di più?

Umberto Eco denunciava che su internet stavano fiorendo bufale di ogni sorta e deliri complottistici, e che mai la rete avrebbe potuto sostituire la centralità del riferimento accademico. Ascoltate qui per esempio come sproloquiava su praticamente tutti i grandi temi controversi - dagli americani sulla luna alle ragioni dell'11 settembre - addirittura sentendosi in dovere di gettare merda sul forse unico vero giornalista di inchiesta di questi anni che è stato Giulietto Chiesa... una certa caduta di stile per una lectio magistralis qual'era l'occasione del suo discorso!

Ecco chi ha spiegato a tutti i figli della sinistra (e proprio quelli che abbiamo fatto studiare) come buttare via quel po' di strumenti critici costruiti negli anni. Col '68 l'università diventava democratica, ma nel senso che semplicemente l'elite trasferiva altrove il luogo di formazione identitaria dei propri rampolli. Ora certamente resta depositaria degli strumenti del dominio scientifico del mondo, ma l'ideologia infusa ai suoi studenti è di sottomissione, semplici tecnici acritici, applicatori di protocolli crudeli ma decisi da un presunto principio di realtà che si impone davanti a tutto: la realtà dell'emergenza!

Ecco il prodotto di vent'anni di vita spesa sui banchi di scuola: poveri dottorini sottomessi al principio d'autorità, una banda di vigliacchi dominati dalla paura... sgherri del potere, si sarebbe detto una volta, non certo lo spirito elitario dei padroni del mondo!

venerdì 19 novembre 2021

DIVIDIAMOCI

La modernità si sta dimostrando un mondo di vacche al macello ed in effetti la maggioranza sembra darsi volontariamente a questo gioco, in complicità con quei pochi mandriani che organizzano la mattanza e ne caveranno i loro interessi: a questo si è ridotta la sostanza delle più moderne democrazie!

Bene, forse è davvero questa l'unica cura efficace per l'ecologia del pianeta: ormai che è stata prodotta che futuro potrà mai avere una tale massa abbruttita e disumanizzata? Se una popolazione ha deciso di suicidarsi, con le sue istituzioni e i suoi politici,  con i suoi imprenditori e coi sindacati, la sua chiesa la sua cultura... come possiamo interferire contro tanta autodeterminazione genocitaria?

Attenti però. Non tutti sono vacche! Tanta gente ha colto l'occasione per darsi una mossa, per risvegliarsi dal rincoglionimento televisivo.

Tanta gente che è semplicemente ancora viva, e che da adulta sa che la vita continua e che bisogna occuparsi di lavorare per guadagnarsela, per allevare dei figli da poter guardare con speranza e per custodire un territorio che è il solo che può garantirci autonomia ed onestà.

E' un mondo urbano, impiegatizio, tutelato, quello che va all'estinzione. La modernità con la sua ideologia del progresso è in realtà un fine corsa. Non c'è una prossima tappa, mettetevi il cuore in pace: le masse contadine sono diventate masse operarie, e poi masse di consumatori e masse di medicalizzati... ora è solo venuto il momento della pillola finale! Dopo aver delocalizzato le fabbriche ora quelle masse non servono più. Schiavi? No, penso che le elites preferiscano farsi servire dai robot.

Le mura della città si sono chiuse e chi ne è restato fuori guarderà con orrore e pietà quegli amici e famigliari che vi si sono soggiogati. Ma ciò non potrà avvelenare la riscoperta voglia di vivere e tutto l'entusiasmo di fronte al compito immane ma necessario di inventarci un nuovo modo di stare al mondo.

sabato 29 maggio 2021

Potere offresi!

La questione del potere è fondamentale nel chiedersi quale parte abbiamo nel grande gioco del fottere. Chi non affronta l'argomento, semplicemente se ne lascia comandare, eterodiretto! Da qui deriva un'idea di potere come mistero trascendente fatalisticamente calato sulle nostre esistenze.

Ad indagarlo invece si può giungere a concepire il potere come legame di complicità. Questo è il presupposto, ad esempio, di tutti i ragionamenti che cerco di sviluppare su questo blog. Il potere è l'inevitabile rapporto tra chi non è più capace a fare qualcosa da sé e chi invece si specializza nel fornirglielo. Questa relazione immiserisce entrambi instaurando un circolo vizioso tra infantilismo e paternalismo: potere come espressione di debolezza dei tanti di fronte all'arroganza del mafioso di turno, o del capitalista, o anche semplicemente della più neutra ed anonima istituzione.

Un potere molto forte dunque, perché radicato in noi stessi, generato dalla nostra debolezza, ma anche di facile contrasto da parte di chiunque trovi interessante l'idea di farsi le cose da sé come qui si suggerisce in mille forme...

Fin qui nulla di nuovo. Ora però il novello regime sanitario richiede un approfondimento, perché diventa sempre più difficile seguire le trame del potere in una situazione come questa dove si intrecciano plurimi e variegati interessi ed attori.

Allora mi sembra che abbiamo da porre attenzione al legame della complicità e distinguervi due aspetti: la masse "delegano" il potere che l'élite "richiede", uno spinge e uno tira! Ed allora possiamo immaginare due condizioni:

da un lato, finché le maestranze umane sono ancora sufficientemente sane e ruspanti, la delega di potere è minima e le élite dovranno inventarsi sempre nuovi modi coercitivi per estorcere taglieggiare o tassare;

dall'altro lato invece, con la modernità, le masse industrializzate arrivano a generare una quantità tossica di potere perché, urbanizzandosi, perdono il controllo del territorio e l'autonomia alimentare.

Ci troviamo quindi in una situazione dove la delega di potere è preponderante sulla richiesta. Le masse dei paesi democratici aumentano bisogni e consumi in uno stile di vita sempre più autolesivo e nessuno glielo impone!

C'è per l'aria più potere di quanto le élite possano raccogliere, le multinazionali hanno già tutto: energia, farmaci, informazioni... I pochi ricchi sono ormai così ricchi da trascendere il piano del bieco interesse economico per mettersi a progettare transumane genti e pessimi mondi da fantascienza di serie B.

Forse non sarà più la guerra mondiale la forma di genocidio che ci aspetta, perché già vediamo scatenarsi tra gli individui tutto il fanatismo igienista sufficiente ad estinguere la specie.

giovedì 20 maggio 2021

guerra batteriologica

 Una malattia virale ha due aspetti: uno reale, i morti contagiati, e l'altra fobica, la paura d'essere in quella percentuale di morti.

L'aspetto fobico non è meno deleterio perché molto reali sono i comportamenti che scatena.

In un caso come ebola risulta forse preponderante l'aspetto epidemico. Ma in un caso come il covid si dimostra in maniera esemplare quanto l'aspetto fobico sia una reale arma usabile contro popolazioni "fruste", indebolite dallo stile di vita moderno.



Servo & Sterzo, fratelli, 
vittime da vaccino canino ma contenti di stare al mondo 
anche se non riescono a mettersi in piedi

sabato 8 maggio 2021

Mi hanno trasferito!


Il mio lavoro di Operatore Socio Sanitario si è interrotto bruscamente. Da quando mi sono rifiutato di continuare a fare un tampone ogni mese, sono stato sospeso da quel servizio. Ovviamente accesso negato alla struttura e non ho neppure più avuto modo di salutare i miei utenti...

Comunque, anche se nel pubblico impiego ancora non rischiamo il posto, la nostra professione l'abbiamo persa, per legge? per sempre?

Eccomi dunque demansionato a "prendere la temperatura" nell'atrio degli uffici centrali: in attesa di destinazione! Tempo per pensare e per tornare, costretto dagli eventi, alla politica.

Ecco il frutto dei miei pensieri, la lettera è rimasta affissa, di fianco alla macchinetta del caffè, solo dieci minuti perché mi hanno subito detto che non c'era spazio per comunicazioni personali tra colleghi...

 

<<Care colleghe e cari colleghi, vorrei presentarmi perché non tutti mi conoscete (…)

In venticinque anni di esercizio di questa professione ho usato altre volte l’istituto del trasferimento come strumento consapevole e concordato per indirizzare il mio interesse professionale.

Questa volta no, non sono qui per scelta ma per effetto di questo modo emergenziale di affrontare un virus. La questione riguarda tutti: nessuno è esente dalla paura, e nessuno può dirsi così sano da non sentirsi interpellato. Ma dopo un anno e mezzo di questo vivere paradossale dovremmo essere in grado, e proprio noi professionisti del sociale e del sanitario, di iniziare una riflessione su quanto stiamo vivendo.

Il tema è quello sociale e politico dell’imposizione terapeutica: è compatibile col vivere democratico?

Il tema è quello scientifico: da quando nel dopoguerra abbiamo avuto gli antibiotici abbiamo purtroppo anche cominciato ad abusarne, vogliamo fare lo stesso coi vaccini?

Il tema è quello della cautela: vogliamo davvero fare le cavie di un esperimento genetico dove inoltre lo sperimentatore ha un evidente conflitto di interessi?

Il tema è filosofico ed intimo al contempo perché qualunque forma di imposizione è incompatibile col termine salute, perché la salute non può arrivare da fuori ma solo essere il frutto di un apparato immunitario correttamente coltivato e di uno stile di vita che abbiamo tutti da ripensare… e questo sì, finalmente, come portato a suo modo positivo di questo virus.

I temi di riflessione qui lanciati sono alti ed in certo modo astratti, è vero, ma la concretezza della crisi economica in arrivo, la perdita di così tanti posti di lavoro ed il dolore per le troppe vittime di una sanità impazzita e di terapie forse sbagliate… tutto questo è materiale di una discussione urgente che mi piacerebbe iniziare qui con voi.

Torino, maggio 2021  >>

 

Ma un collega l'ha prontamente rilanciata... e così la comunicazione "personale" è rimbalzata su tutto l'indirizzario dei Servizi Sociali!!!


<< Ti ringrazio di aver fatto girare queste mie parole sulla mail del lavoro, adesso sì che mi sento ascoltato...

Comunque adesso vorrei che si parlasse del virus e non di me. Per esempio sarebbe bello raccogliere e far girare del materiale "ottimista", utile sia per i colleghi che per l'utenza, come ad esempio le associazioni di medici che offrono terapia domiciliare, l'elenco delle terapie disponibili alternative all'intubazione, un commento serio dei numeri e delle dimensioni del fenomeno quanto dell'effetto distorsivo dei media... etc.

Ed ancora una riflessione: lavorando noi proprio nel settore della debolezza, del bisogno, dovremmo avere una particolare attenzione al tema della gestione della paura, individuale, sociale, di tutti i tipi: in fondo dal linciaggio di un individuo alle camere a gas collettive sono tutti esempi di come la paura può sfuggire e provocare tragedie. 

Buonanotte >>

 


mercoledì 28 aprile 2021

Essere GAY

Essere gay - il modello "americano" intendo, moderno esplicito senza inibizioni - in una certa interpretazione astrologica viene descritto come rapporto tra Venere ed Urano: affetto ed opportunismo.

Facile capire come i due termini calzino perfetti allo stereotipo di uno scopatore seriale e compulsivo. Un poco più sottilmente, e mi ci riconosco, significa anteporre un profondo bisogno di relazioni sociali alla necessità individuale di un partner o di un innamoramento.

I gay devono certo trovarsi un partner, come tutti, ma poi, per il resto, il loro "opportunismo affettivo" dovrebbe applicarsi nelle amicizie della società degli uomini.

domenica 18 aprile 2021

La fine della politica e l'inizio della speciazione

Mezzi Morti o Mezzi Vivi, è il momento di scegliere da che parte ci si sente, e poi dividersi perché le due ipotesi non sono compatibili.

Si tratta di capire prima di tutto se è possibile farlo pacificamente, perché le due parti non sono simmetriche: mentre i Mezzi Vivi continuano a vedere il malato alla vecchia maniera, cioè un bisognoso da aiutare, i Mezzi Morti vedono i sani con l'astio del sofferente che vorrebbe tutti patiscano con lui, o con la paura di fronte all'untore, col desiderio comunque di cancellare, perseguitando gli ultimi vivi, ogni pericoloso richiamo alla realtà.

Ma prima ancora si tratta di verificare se le due ipotesi sono valide o, per dirlo in termini naturalistici, se le due specie si dimostreranno vitali o meno: i Mezzi Morti, i transumani del futuro, devono ancora dimostrare di sopravvivere alle condizioni del loro allevamento intensivo nelle gabbie della società della tutela, come galline OGM tra pesticidi antibiotici e vaccini. Mentre l'altra parte Mezza Viva, pur rappresentando la specie d'origine, con la sua intrinseca giustificazione, da lungo tempo s'è fatta rubare la parola ed oggi è costretta a rifondarsi sui dati della nuova storia e della nuova biologia che su internet stanno soppiantando la vecchia accademia. Novità culturali fondamentali ma decisamente fragili perché socializzate con "gli strumenti del nemico", nella virtualità di quel mondo elettronico e dei suoi meccanismi di controllo.

Il nuovo paradigma, o il vecchio riscoperto o l'unico possibile, cioè il radicamento al reale, non può quindi limitarsi ad essere una risposta teorica astratta, ma deve essere incarnato in una reale esperienza sociale ed ambientale. Le due forme dovranno spartirsi il territorio e stabilire forme di relazione e rispetto reciproco...

Se questo potrà mai accadere prima della completa distruzione del pianeta, non lo so. Ma è proprio lì, nel rischio di morire, il bello della vita!



Oscar, due anni, figlio di Penelope e Ladro di Cuori

venerdì 8 marzo 2019

Vita notturna

 Ecco le nostre volpi, al lavoro tutta la notte.



E al mattino i caprioli tornano nel bosco...



giovedì 23 novembre 2017

Eros e Priapo

Né crediate ch’io voglia far dello spirito: queste ch’io vo annotando le son verità vere a Dio padre manifeste, e da me portate e patite nel mio fegato porco ora in ora: verità psicologiche, verità storiche. Sono “fatti accaduti” nella serie fenomenica. Ne consegue “un secondo tempo” sessuologico che lega l’idea della mobilitazione alla psiche delle Marie Luise: il felice pandemonio della mobilitazione filotudesca è desiderato per sé stesso, perocché comporta un numero di possibili incontri e congiungimenti (accoppiamenti o copule o coiti detti altresì chiavate) molto maggiore di quanti non ne consenta la vita d’ogni giorno, la vita del “tempo di pace”. La sarabanda pazza (…) agisce sui riflessi vagatonici della femminilità patriottarda e sul latente e represso vagovulgismo delle Marie Luise con un senso di liberazione dai vincoli ordinari: morali, religiosi, ecc.: vincoli di fatto: economici e famigliari (…)
Certe Marie Luise noiate stucche per tutta un’adolescenza sui tappeti e tra i mobili santi appié i Lari di via Brisa, che hanno dovuto dir “sì sì paparino: il papà ha sempre ragione” (come il Predappiofesso) al loro nerobaffuto tiranno da voi celebrato paterfamilias, che hanno dovuto secondarne le bizze, le gelosie, le rancure, la vanità proibitiva e castrativa per tutti quei tragici anni che decorrono dal 13° in poi di loro età, non gli par vero che una bella guerrona piena di carneficine e di bombazze le involi nel calderone della carne, le tiri in crocerossa a medicar la pancia (basso ventre: mito adonico) a’ feruti: di scheggia o di palla. Palle a parte, non è facile per una Maria Luisa borghese milanese, regolarmente battezzata cresimata comunicata potenziata dal kuce e finalmente hitlerata, che crede regolarmente in Cristo, in Hitler e nel siluro volante, non è facile uscir dall’uggia di tutta una adolescenza pianofortistica piena di paternoster e madreperla, libretto da messa in tartaruga, <…>, coroncine di mughetti e di veli bianchi e di gigli e di altri emblemi dell’imene indelibato: e andar pel mondo, libera finalmente da’ rompicoglioni di genitori, a girar gli spedali e a vedere de’ bei maschi in camicia (…)
Dico dunque che le Marie Luise-Vispo Terese bramavano la mobilitazione e l’andirivieni-casino che le consegue perciocché la molteplicava le buone occasioni e cioè gli incontri de’ duo sessi. Nel tramestio te tu sgusci più facilmente di mano al Gran Veto: e dall’acque torbide te tu peschi fuora il tu’ pesce, un bel tencone grasso ancor tutto saporoso di fango. E ne deduco senz’altro argomentare i teoremi duo:
1° Teorema. La mobilitazione eccita le femmine che la vagheggiano per cagioni sessuali (moltiplicato passaggio di joni maschili entro la loro spera di percezione nell’unità di tempo; allentamento dei vincoli inibitivi ossia ritentivi) e sono grate al destino o a quella testa di cavolo (re, kuce, o poppolo) che gliela procura. (Teorema riguardante un dato di fatto: un fatto della psiche e del costume: enunciato storico.)
2° Teorema. In una società ben ordinata, cioè in una società morale, deve essere impedito a le femine Marie Luise, e a tutti coloro che si comportano e agiscono con la leggerezza vacchesca delle Marie Luise, di scatenare la guerra per ottenere facilità sessuali. (Enunciato parenetico).


Carlo Emilio Gadda, “Eros e Priapo”, pp. 88-93, Adelphi 2016 (1945)

giovedì 22 ottobre 2015

E' possibile avere una società libera e insieme consapevole?


La modernità rappresenta il matrimonio fra liberismo e consumismo: l’imprenditore saccheggia il mondo per foraggiare la massa consumatrice.
Questa sciagurata unione ci ha però regalato anche qualcosa: la modernità libera l’individuo dalle vecchie strutture famigliari e tradizionali, la piena cittadinanza è il portato positivo dei regimi democratici.
Purtroppo quest’individuo è stato liberato in pessime condizioni di salute, in condizioni cioè di individualismo, castrato sotto il profilo sociale, empaticamente deprivato, tendente all’autolesionismo, all’autismo e, soprattutto, alla bulimia consumistica compensatoria di tale stato alienato.
Due secoli di sforzi democratici hanno quindi corrisposto al rapido sviluppo dell’industrializzazione e all’improvvisa fiammata di buona parte del carbonio fossile dell’intero pianeta.
Ora, di liberismo abbiamo già parlato: le scelte dell’imprenditore non possono essere considerate scelte personali, perché hanno ricadute per tutti e dunque, per questo, pubblicamente vanno valutate. Libera impresa allora, ma nei vincoli dell’interesse collettivo, esplicitando a bilancio i costi sanitari ed ambientali e sottostando ad una magari anche forte tassazione compensativa sui consumi (oggi tassiamo il lavoro!).
Qui mi interessa invece considerare la posizione del consumatore, perché è sua la scelta, questa prettamente individuale (nei costi come negli effetti, almeno in prima battuta), che va a comporre i comportamenti di massa che ci stanno inquinando. Perché, se diamo per acquisita la libertà di ciascun adulto di fare le sue scelte, giuste o sbagliate che siano, allora dobbiamo riconoscere a quelle scelte l’importanza di un voto alle urne: gli italiani continueranno a consumare cosa e quanto hanno democraticamente scelto di consumare!
E allora, davvero non saremo in grado di cambiare nulla neanche di fronte alla malattia conclamata?
Probabilmente i costi crescenti di una crisi variamente coniugata – climatica, economica, sanitaria, sociale - potrebbero costringerci a fare con tutto come con le sigarette - IL FUMO UCCIDE - ricordare cioè, nero su bianco, la necessità di una valutazione dei rischi.
Vinta una per una ogni resistenza di categoria, le confezioni dei prodotti si copriranno di avvertenze: etichette sui rischi sanitari del vino, del latte, del caffè; di alcuni prodotti magari si impedirà del tutto la commercializzazione (lo zucchero non ha nessuna giustificazione ed è un disastro dal punto di vista delle spese mediche correlate, tra cure dentistiche e diabete invalidante), mentre di altre si consiglierà un uso ragionevole (l’olio di oliva di per sé è un ottimo prodotto che, se ne usate solo una bottiglia all’anno, diventa anche economico).
Non penso però che servirà un gran che, le informazioni sono tutte disponibili da tempo ed oggi, con internet, tutti possono trovarle. Penso semplicemente che quella consumistica sia già una scelta, a suo modo, consapevole ed orientata. Orientata purtroppo nel verso di una libertà individualistica, astratta, non coniugata in alcunché. Una libertà da e non una libertà di o per fare qualcosa in positivo.
Questa libertà è probabilmente ciò che tanti migranti dall’Africa islamica vengono a cercare in Europa ed apprezzano. Quando però i loro figli trovano il nulla, nei centri commerciali e nelle periferie consumistiche delle nostre città, molti provano a difendersi ripescando il fondamentalismo della vecchia religione, con tutto l’odio e la violenza che autorizza. Paradossale e grottesco il risultato: il suicidio del martire al supermercato, in mezzo alla folla dei consumatori autolesionisti che stanno coltivando il loro personale cancro con il carrello della spesa!
E’ ambigua allora, questa libertà scoperta dall’occidente: ne siamo andati fieri come fosse la prova di un inevitabile progresso della storia, quando invece e banalmente ha rappresentato solo il cedimento di precedenti rigidezze, la libertà come condizione indispensabile all’economia di mercato.

Ne siamo però l’avanguardia: questa “libertà da convalescenti”, ancora fragile e incerta, è stata pagata a caro prezzo con i nostri corpi e con l’ambiente di tutti, e questo ci apre la prospettiva e insieme la responsabilità di usarla per cercare altre strade.

mercoledì 9 settembre 2015

L'impotenza non si nasconde più dietro la religione


La morale sessuale cattolica ha sempre rappresentato un fattore di sovraccarico della sessualità, uno stimolo artificiale che ha nascosto il reale fenomeno in atto: le popolazioni che si modernizzano… perdono la voglia di scopare!

Peace & Love e gli anni ’70 hanno davvero rappresentato una liberazione - la liberazione dalla sessualità – ed oggi qualcuno comincia a rivendicare anche quel punto di vista.



mercoledì 26 agosto 2015

La società delle donne è finita nel bordello


L’uomo, allevato in maniera desocializzante, individualisticamente trova applicazione nel matrimonio. Nella coppia etero si trovano dunque abbinate una fisiologia maschile, per cui il desiderio può essere il frutto quotidiano di una giornata di sano attivismo, ed una femminile che invece segue il ritmo del suo ciclo di fertilità.
Risultato? Lui ha voglia di scopare tutti i giorni, lei una sola volta al mese… mettiamo pure una settimana al mese, comunque sempre solo una volta su quattro: i conti non tornano, o meglio, il conto della “serenità” famigliare torna solo se inseriamo un fattore compensatorio prostitutivo!
Vediamo ora il femminile. Nella famiglia allargata le donne erano costrette a prendere posizione in una gerarchia di suocera figlie nuore: una donna uscita dalla vita riproduttiva che raccoglie un gruppo di donne giovani e ne gestisce la fertilità. Questa però, che potrebbe essere una buona definizione astratta di gerarchia femminile, è anche il preciso organigramma di un qualunque bordello!



Proviamo invece ad immaginare che il lavoro del gruppo di donne fosse coltivarsi l’orto e lavare i panni dei lattanti, e che solo una volta al mese queste femmine si fossero interessate all’esterno per il sesso, ecco questa potrebbe tornare a darci un’immagine positiva della società delle donne.

Devo poter immaginare che una donna veramente in salute potrebbe trovare interessante e corrispondente ai suoi bisogni il riferimento ad una donna più anziana e la sicurezza dell’inserimento in una gerarchia femminile.

lunedì 3 agosto 2015

Economia della contraddizione


Bandiera dell’individuo,
il liberismo in realtà, con la sua offerta di prodotti di consumo,
svilisce l’attitudine a fare da sé e, soprattutto,

ignora che se ne possa trovare soddisfazione!


domenica 19 luglio 2015

... il fondo del barattolo!


“Io credo che non si rispettino abbastanza le vecchie puttane, invece di perseguitarle quando sono giovani. Io se fossi in grado mi occuperei unicamente delle vecchie puttane perché le giovani hanno dei prossineti ma le vecchie non hanno nessuno. Prenderei solamente quelle che sono vecchie, racchie e non servono più a niente, sarei il loro prossineta, mi occuperei di loro e farei regnare la giustizia. Sarei il più grande poliziotto e prossineta del mondo e con me nessuno vedrebbe mai più una vecchia puttana abbandonata piangere al sesto piano senza ascensore.”

“Il mio paese doveva essere qualcosa come l’Algeria o il Marocco, anche se io non figuravo da nessuna parte dal punto di vista documentario, Madame Rosa ne era sicura, non era per suo piacere che mi tirava su da arabo. Diceva anche che per lei queste cose non contano, siamo tutti uguali quando siamo nella merda, e se gli ebrei e gli arabi si spaccano la faccia è perché non bisogna credere che gli ebrei e gli arabi sono diversi dagli altri, è proprio la fraternità che fa fare così, eccetto forse per i tedeschi dove c’è dell’altro.”

“A discolpa di Madame Rosa come ebrea posso dire che era una santa donna. Certo, ci dava sempre da mangiare le cose che costavano di meno e col ramadan me ne faceva vedere di tutti i colori. Venti giorni senza mangiare, pensate, per lei era la manna dal cielo e aveva un’aria di trionfo quando arrivava il ramadan e io non avevo più diritto al gefilte fish che preparava lei stessa. Quella bastarda rispettava la credenza degli altri, ma io l’ho vista mangiare del prosciutto. Quando le dicevo che al prosciutto non aveva diritto, si faceva una risata e tutto finiva lì. Non potevo impedirle di averla vinta quando c’era il ramadan ed ero costretto a rubare dai banchi del droghiere nei quartieri dove non mi conoscevano come arabo…”

Romain Gary, “La vita davanti a sé”, Neri Pozza ed.



sabato 4 luglio 2015

Per un desiderio sostenibile

Dopo un po' di pausa estiva voglio tornare al nostro tema conduttore. Vediamo di riassumere.
Il mondo va a rotoli perché l’umano ha trovato comodo vivere fottendo: le risorse il territorio gli altri e, in ultima istanza, se stesso. La religione non può risolvere il problema del fottere perché, con lo strumento della morale, è costretta ad affermare che il fottere è male e, di conseguenza, in un’iperbole insostenibile, male risulta dunque il corpo, il desiderio, la riproduzione della specie… la vita! In deroga a questo, per gentile concessione, le forme istituzionalizzate di matrimonio famiglia e conseguente miseria sociale. Ma il ’68 e la liberazione sessuale ci sono già stati, mi direte voi, sì ma in senso solo critico e non costruttivo perché la sessualità individualista, liberata dai vincoli e dalle rigidezze sociali, è diventata oggetto di consumo e non ha costruito legami sociali di alcun genere.
Ripetiamo allora che, secondo noi, il problema non è il fottere, che di per sé stesso è un sanissimo desiderio ed intimo segno di salute, ma le sue mille forme distorte frutto della pedagogia edipica familista.
Realismo e laicità dovrebbero allora risultare battaglie non solo doverose, ma anche molto interessanti,  nell’aspettativa di una riscoperta della propria complessità.
Conclusioni?

Sì, penso proprio che il pianeta e tutti gli esseri che ci vivono sopra sarebbero contenti che i nostri orgasmi tornassero ad esprimere salute e voglia di vivere piuttosto che rabbia e frustrazione!

sabato 6 giugno 2015

Granivori!



The role of starchy plants in early hominin diets and when the culinary processing of starches began have been difficult to track archaeologically. Seed collecting is conventionally perceived to have been an irrelevant activity among the Pleistocene foragers of southern Africa, on the grounds of both technological difficulty in the processing of grains and the belief that roots, fruits, and nuts, not cereals, were the basis for subsistence for the past 100,000 years and further back in time. A large assemblage of starch granules has been retrieved from the surfaces of Middle Stone Age stone tools from Mozambique, showing that early Homo sapiens relied on grass seeds starting at least 105,000 years ago, including those of sorghum grasses.

http://www.sciencemag.org/content/326/5960/1680.full

Una ricerca pubblicata su Science 18 dicembre 2009

domenica 17 maggio 2015

Potere femminile


Quando non c’è alcuna missione da compiere il potere maschile si svuota, diventa inconsistente,
il potere femminile invece è congenito, si esercita sempre… anche se non serve a niente.
Il potere è questione di donne,

riportatevelo a casa!

mercoledì 6 maggio 2015

Sistema sanitario nazionale


Ho lavorato qualche anno nell'assistenza domiciliare, accompagnavo gli anziani del quartiere anche nelle loro visite mediche e, tra farmacie, ricoveri e ambulatori, alla fine avevo l'impressione di seguire una grande liturgia, oggi tizio iniziava la sua via crucis (quale che fosse la malattia, mettiamo il diabete) ed io conoscevo già l'iter, medico, specialista, gli esami, l'insulina, avevo in mente altri in altri punti del percorso, le gambe gonfie, la perdita della vista, il peggioramento che sarebbe venuto... Sembrava un contagio di fronte al quale tutti reagivano in solitudine. Nessun vecchietto avvertiva gli altri del condominio, "attento a cosa mangi, guarda cosa sto diventando io!", ma ciascuno partiva per il suo pellegrinaggio personale quasi con un senso di importanza, finalmente questo mi riguarda, ora è il mio turno, ora sono io al centro della scena...
Altro dato. Sento alla radio i risultati di una ricerca: le regioni sicilia e puglia vincono su tutte per il numero di parti cesarei, in tre parti su quattro interviene il chirurgo! Evidentemente al sistema sanitario nazionale pervengono delle richieste che non sono prettamente sanitarie, ma riguardano dati culturali quali un certo approccio alla malattia o, come in questo caso, la ricerca di comodità di un certo assetto del femminile.

Nell'organizzare la sanità, quella tra pubblico e privato non può essere considerata un'alternativa.
Certo gli sprechi non fanno bene a nessuno e l'efficienza è sempre un obiettivo onorevole, ma il dibattito in corso (la voglia di privatizzare proprio quando in America Obama sta cominciando a ripensare al pubblico!) ha solo l'effetto di nascondere la vera questione: la sanità non deve limitarsi ad evitare gli sprechi, ma deve dimostrarsi realmente produttiva di qualcosa!
Qual'è il prodotto? La salute, certo, ma quale? Quella di qualcuno che esce dall'ospedale "sanificato" ma del tutto inconsapevole di quanto accaduto e, soprattutto, incapace di evitarlo una prossima volta? Questo è quanto cerchiamo, con difficoltà, di garantirci oggi.
Ma la salute non è soltanto l'essere sani adesso, è qualcosa di più. Salute è la capacità di tenersi sani anche domani e dopodomani, salute è la capacità di allevare nuove generazioni vitali, efficienti nel corpo e consapevoli di sé e dei propri limiti. E la differenza non è da poco.
La medicina preventiva e l'educazione sanitaria sono oggi giusto un contorno, dovrebbero essere invece lo strumento principale per produrre una popolazione sana, cioè capace di tenersi in salute autonomamente. L'efficacia, la produttività di questa politica sarebbe subito evidente a tutti nel drastico ridursi del bisogno di ospedali, medicine, interventi invasivi e relativi costi.
Purtroppo la questione non è così semplice perché non è solo un problema di bilancio ma quello, molto più serio, di un "cambio di paradigma", di una rivoluzione nell'orizzonte culturale e complessivo di un'intera civiltà.
Purtroppo ma non a caso proprio sul nodo della malattia e della sofferenza, si gioca l'alternativa crudele tra una reale pratica medica ed una pratica religiosa. Perché religiosa e scaramantica risulta nei fatti l'attenzione medica limitata all'immanenza del dolore personale (in un orizzonte mentale dove le nostre vite sono affidate a dio o al caso), mentre una pratica medica onesta, nella prevenzione e nell'educazione per il futuro potrebbe addirittura riconoscersi un aspetto di trascendenza.
In sostanza tra sanità pubblica e privata non si gioca alcuna reale alternativa.

La medicina più efficace oggi può solo essere quella che ne farà diminuire il bisogno domani.

lunedì 4 maggio 2015

Storia della "donna" perduta


“… basta, ma’, è inutile, non posso più stare con Pietro, voglio bene a un altro. Fu un errore. La conoscevo, aspettava solo una piccola provocazione. La sua litania s’interruppe, le cose cambiarono in un lampo. Mi colpì con uno schiaffo violentissimo urlando a raffica: zitta, zoccola, zitta, zitta, zitta…”



Se un maschio diventa un uomo adulto quando arriva a riconciliarsi col padre, alla pari con gli altri maschi, nella società degli uomini, al femminile mi sembra diverso.
Il femminile può divenire adulto solo nel riconoscere l’autorità della madre, questa le permette una qualche forma di strutturazione, altrimenti è una mina vagante!

La Ferrante, così come il suo personaggio alter ego e molte donne contemporanee, davvero hanno creduto di intravvedere il loro essere donna… quando invece sono solo riuscite a fare quelle mine vaganti.

domenica 19 aprile 2015

Chi zappa non migra

Di solito chi zappa non "migra". Chi è povero scappa da un contesto e da una cultura che lo stanno fottendo, mentre chi è ricco parte alla conquista di nuove ricchezze.
Spesso però, chi scappa da un posto asfissiante è anche molto debole e trova necessario riassociarsi al gruppo di origine per affrontare il nuovo contesto.

Ecco dunque popolo ed élite ricongiungersi in terra straniera e formare una nuova comunità: che al suo interno svilupperà le stesse dinamiche e le tensioni da cui si fuggiva, ma che all’esterno sarà capace dello stesso imperialismo, promuovendone la diffusione.

domenica 12 aprile 2015

I migranti islamici e la conversione al consumismo come religione della modernità

Quando un migrante islamico arriva in Europa può fare una certa esperienza della libertà, la libertà per come la intende l’occidente, cioè libertà di consumo. Purtroppo questa pratica comporta un danno ambientale che risulta non più sostenibile e che chiede, urgentemente, di cercare delle alternative.
Questa libertà comporta anche, almeno nella nostra esperienza, un certo grado di alienazione cui parte di loro risponde rifugiandosi nel fondamentalismo d’origine.
Ora, il sistema socioeconomico occidentale – democrazia ed economia di mercato – si basa sul fatto che la maggior parte della popolazione assume una posizione laica piuttosto che fondamentalista (uno prima si considera cittadino del suo stato e poi, solo dopo, seguace della sua religione o delle sue convinzioni), questo è un requisito cui difficilmente si può rinunciare senza far venir meno le condizioni per quella stessa libertà che sono venuti cercando.
Inoltre, se guardiamo con attenzione lo stile di vita della modernità, dai più è vissuto in maniera omologante ed acritica cioè, sostanzialmente: il consumismo rappresenta la pratica religiosa reale ed universalizzante dell’occidente, anche senza bisogno di un clero o di una teologia esplicita.
Dunque il richiamo che i fondamentalisti fanno al loro popolo in migrazione è, in effetti, corretto: attenti, immagino dicano tutti, attenti che lo stile di vita degli infedeli vi porterà fuori della grazia di dio. Ed è vero, la tentazione dell’occidente rappresenta davvero la possibilità di convertirsi ad un’altra religione, e non quella cristiana ma quella della modernità consumista, e semplicemente, attraverso l’inaspettata ritualità di uno stile di vita.
I nostri fondamentalisti vorrebbero quest’occidente ancora cristiano, ma non è vero, non è più vero. I progressisti dovrebbero dire che ormai siamo un paese compiutamente laico, ma neanche questo è vero perché, in realtà, siamo già pienamente assorbiti nella dimensione religiosa della modernità.
L’opportunità della cittadinanza in un paese democratico sembra allora offerta al prezzo dell’adesione alla religione del consumo. E’ vero, ma non è obbligatorio, non è ancora religione di stato! Il supermercato è comodo ma costa, il supermercato fa ammalare e prima ancora annoia e sono in molti, oggi, quelli che cominciano a cercare delle alternative più salutari e più interessanti!
L’Italia era ancora contadina nella prima metà del novecento, poi è stata operaia in fabbrica, e poi solo più genericamente “impiegata” nel settore terziario. Che vuol dire? Servizi, logistica, commercio, tecnici specializzati, assistenza, istituzioni… Riassumendo vuol dire che compriamo le merci, le spostiamo, le consumiamo… e ci facciamo assistere! Chi produce? Boh, forse è anche per questo che siamo in crisi.
Un ciclo per noi è finito. Abbiamo colonizzato e rubato risorse, poi abbiamo trasformato il bottino nei beni che volevamo consumare e poi ce li siamo spartiti… fino all’ultima briciola! Oggi l’Italia non è più il paese del boom economico, delle industrie e del posto fisso, gli stipendi sono finiti e restano solo le ultime pensioni dei vecchi, ma da spartire con le badanti.
Oggi l’Italia è il paese del disastro, sociale e ambientale. Oggi l’Italia è un paese che deve ricominciare a considerarsi povero e che ha urgenza di ricostruire tutto: ritrovare una sua autonomia produttiva agricola, immaginare una gestione del territorio un po’ più lungimirante che in passato e, condizione essenziale, tessere una nuova rete sociale capace di fare tutto ciò.

Accomodatevi, in questo senso c’è un sacco di lavoro per tutti, oriundi e migranti!

mercoledì 1 aprile 2015

Gli interpreti dei sogni



<< Disse che si sarebbe messo al servizio del capitalismo (un sarcasmo, o forse la chiamano ironia). La cosa non lo sorprese. Perché Elias non dubitava che Johan Corneliussen fosse ancora marxista, e che cosa avrebbe dovuto farsene? Possedeva in effetti una conoscenza unica, il marxismo, che gli forniva una capacità superiore di interpretare i sogni della gente, visto che, in fin dei conti, per ora stanno tutti dove stanno, cioè in questa società. Solo mettendosi al servizio del capitalismo poteva realizzare quelle sue doti, perché il capitalismo è in fondo l’unico capace di mettere a frutto quei sogni e, soprattutto, di adoperare gli interpreti dei sogni. >>

Dag Solstad, Timidezza e dignità, 1994

mercoledì 25 marzo 2015

Proibizionismo


Criminalizzare sesso e droga è solo una strategia di marketing: l'economia di mercato sottolinea gli estremi del desiderabile per evidenziare l'intero catalogo dei prodotti di consumo.

Altra spiegazione potrebbe essere che, della triade sesso-droga-rockandroll, il rock è l'unico che non rischia di sfuggire al businnes, dipendendo elettricamente dal sistema.

mercoledì 4 marzo 2015

Torniamo a scuola


Quando un adulto non sa coltivarsi l’orto e non sa fare a meno del posto fisso e del supermercato, allora la pedagogia ha da cambiare. A scuola devono tornare gli adulti, a discutere di come si sta al mondo, cosa bisogna mangiare per tenersi in salute, cosa vogliamo coltivare e produrre.

Sono gli adulti che devono decidere quale storia e quale scienza insegnare ai loro figli. Sono gli adulti a decidere il grado di sincerità che possono permettersi, e che segnerà l’esperienza della prossima generazione.

mercoledì 25 febbraio 2015

Eraclito: Il mondo è uno, dialettico, dinamico... e incomprensibile per l'uomo civile!


La realtà è unitaria:
Fr.50 “Ascoltando non me, ma il logos, è saggio convenire che tutto è uno.”

dialettica e dinamica:
Fr.67: “Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come <il
fuoco>, quando si mescola ai profumi e prende nome dall’aroma di ognuno di essi.”
Fr.80 “Bisogna però sapere che la guerra è comune (a tutte le cose), che la giustizia è
contesa e che tutto accade secondo contesa e necessità.”

e ciclica:
Fr.103 “Comune infatti e il principio e la fine nella circonferenza del cerchio.”

Consapevole del limite imprescindibile che quell’uno rappresenta per chi ci vive dentro, come origine del cosmo, come biogenesi:
Fr.18 “Se non spera, non troverà l’insperabile, perché è introvabile e inaccessibile.”

O di difficile comprensione, come alcune ipotesi cosmogoniche presentate dalla fisica moderna: l’armonia di un campo primario che porta in sé la tentazione a rompersi, la “rottura spontanea della simmetria”, e ad aprirsi nella realtà.
Fr.51 “Non comprendono come, pur discordando in se stesso, è concorde: armonia
contrastante, come quella dell’arco e della lira.”

Consapevole del gioco della relatività tra spazio e tempo:
Fr.52 “Il tempo è un fanciullo che gioca spostando i dadi: il regno di un fanciullo.”

Consapevole del verso antientropico degli esseri viventi:
Fr.115: “È proprio dell’anima un logos che accresce se stesso.”




Questa è la ragionevole cosmologia ancora immaginabile ai tempi di Eraclito, intuitiva, naturalistica. Poi basta, Platone sottrae l’anima alla gretta realtà materiale, e quelli dello spirito diventeranno proprio i discorsi che Eraclito cominciava a lamentare nei suoi contemporanei, retorici, ideologici, opportunisti:
Fr.2 “Bisogna dunque seguire ciò che è comune. Ma pur essendo questo logos comune,
la maggior parte degli uomini vivono come se avessero una loro propria e particolare
saggezza”.

Così facendo l’umano vorrebbe dimenticare una realtà cui però non può sottrarsi:
Fr.16 “Come potrebbe uno nascondersi a ciò che non tramonta mai?”

Risultato, l’alienazione che accompagna il corso di ogni grande civiltà e la storia delle sue ideologie:
Fr.70: “Da questo logos, con il quale soprattutto continuamente sono in rapporto e che
governa tutte le cose, essi discordano e le cose in cui ogni giorno si imbattono essi le
considerano estranee”.


mercoledì 4 febbraio 2015

La cosmologia non è poi così importante


Gli egizi costruivano enormi piramidi, noi il CERN. La ricerca del senso della vita può rivelarsi anche molto costosa! Il bisogno di vestire un’ipotesi cosmologica è molto forte ed accomuna cose molto diverse tra loro. Sotto questo punto di vista il fisico nucleare ed il terrorista islamico sono equivalenti: entrambi cercano di imporre la loro ipotesi cosmologica, anche se l’uno con l’evidenza empirica della prova sperimentale e l’altro, tragicamente, con le bombe.
Ma la cosmologia non è poi così importante. Ad orientare i nostri passi, a pensarci bene, è sufficiente il modesto obiettivo della sopravvivenza: respirare, bere, mangiare, tenersi in salute e coltivare la complessità della specie.




La fisica classica ci qualifica come sistemi antientropici (nell’universo l’energia si disperde, il bioma invece la raccoglie e l’organizza). La relatività ci avverte che lo spazio-tempo euclideo, squadrato e rassicurante che conosciamo… è solo l’esperienza limitata del nostro ordine di grandezza. La meccanica quantistica, infine, ci ricorda che la materialità è pura apparenza, il frutto del gioco dialettico di punti senza dimensione. Tutti questi dati non cambiano il verso biofilo che abbiamo da imprimere alle nostre esistenze, lo confermano piuttosto, lo contestualizzano, lo arricchiscono di un dato cognitivo interessante ma non fondamentale ai fini del nostro inserimento ecologico nell’ambiente.
Anche per quel che riguarda le religioni tradizionali (quelle con un Dio creatore per intenderci) il discorso è analogo. Non abbiamo bisogno di un codice morale a dirci che è bene vivere, possiamo arrivarci da soli! Il problema si pone quando, di astrazione in astrazione, gli articoli di quel codice arrivano ad interferire con ciò che avrebbero dovuto invece solo interpretare, cioè con i nostri bisogni ed i nostri desideri.

Storicamente, la ricerca cosmologica segnala non la nascita di un particolare interesse per le grandi strutture dell’universo, ma l’alienazione, la debolezza di non capire più il senso di un’esistenza o la forma di un corpo nelle economie più larghe di un sistema complesso. 

venerdì 23 gennaio 2015

Pesto di rucola



Cari lettori, su internet ho trovato parecchie ricette di sugo alla rucola (qui vi presento la mia alternativa salutista), comunque la questione principale è ricordare che il basilico è cancerogeno e quindi il suo uso intensivo e concentrato nel pesto alla genovese immagino risulti particolarmente pericoloso: un perfetto esempio di come convenga sempre considerare "l'effetto che fa" prima del gusto!

100gr di rucola fresca tagliata
100gr di tofu 
10 noci
1 cucchiaio d'olio d'oliva
il succo di due spicchi d'aglio, un po' di zenzero, sale

frullate il tutto non troppo fine aggiungendo un po' d'acqua e poi addensate con due o tre cucchiai di lievito di birra alimentare.

martedì 13 gennaio 2015

Unitarietà


Nessun linguaggio è così semplice
da non poter contenere
tutti i termini dell’universo

giovedì 1 gennaio 2015

WWOOF e stili di vita


Ho provato a fare una ricerca fra le fattorie aderenti al WWOOF (l’associazione che permette a giovani di tutto il mondo di fare esperienze formative in agricoltura biologica). Grazie al motore di ricerca ho vagliato le schede di presentazione delle cascine ospitanti ed ho selezionato quelle che hanno usato i termini: vegetarian, vegan, macrobiotic, gay. Per fare un confronto ho poi cercato gli stessi dati nell’elenco delle fattorie tedesche.

in Italia: vegetarian 50%, vegan 10%, macrobiotic <1% , gay <1%
in Germania: vegetarian 40%, vegan 5%, macrobiotic 0%, gay 0%




Da questi dati emerge, forse con sorpresa, un’Italia all’avanguardia nella ricerca di una cultura ecologica e salutare. Allo stesso tempo il raffronto fra i diversi criteri alimentari adottati denota la gran fatica a pervenire ad un pieno realismo e ad una sincera valutazione delle proprie produzioni come delle proprie scelte di gusto. Si evidenzia una palese contraddizione: formaggio vino e carne che sembrano essere le possibilità produttive di quest’Italia non più industriale (a conferma l’expo di Milano che si è incentrato sull’alimentazione), sono anche i prodotti che ci riempiono gli ospedali.
I numeri evidenziano un lento percorso di consapevolezza di cui, malgrado tutto, sembriamo essere all’avanguardia, l’Italia potrebbe essere il primo paese europeo in cui può definirsi una valutazione più realistica del fenomeno economico, una valutazione in cui finalmente si tenga conto degli effetti e dei disvalori economici, in cui si potrà cominciare a parlare dei costi sociali relativi alle produzioni.

Quanto alla rarità del termine gay (ed il dato non indica agricoltori omosessuali dichiarati, ma genericamente posti “gay friendly”), sembra dire che il mondo agreste ancora non brilla per sperimentazione sociale. Eppure, se cerco di immaginare le aspettative dei tanti giovani che ho visto passare qui da noi in questi tre anni di attività WWOOF, credo che l’interesse per un dato sociale di maggiore complessità accompagni strettamente la ricerca di ecologia ed autonomia grazie al tramite essenziale della salute.

domenica 21 dicembre 2014

L'estetica del dominio


Nella "signorilità",
termine col quale vorremmo distinguere una certa saggia compostezza
dalla sfacciata aggressività dei nuovi ricchi, non c'è altro, in realtà,
che la dimenticanza dell'origine fraudolenta del privilegio.


domenica 7 dicembre 2014

Intelligenza naturale


La comprensione rappresenta il movimento inverso a quello per cui
da uno schema unitario si genera la multiformità del reale.

L'intelligenza è la risposta allo sviluppo del cosmo,
è l'esercizio faticoso di risalire la corrente
per ricongiungersi alla fonte delle potenzialità,
riaccorpare i termini, cogliere le analogie...


Purtroppo, la nostra moderna idea di progresso
non mi sembra andare in questa direzione.

giovedì 27 novembre 2014

Platone e la Società degli Uomini


<< Intendiamo ora affermare che gli uomini sposati nulla meno dovranno consumare i pasti nei banchetti comuni; cioè come prima, quando non erano sposati. Indubbiamente questo provvedimento apparve strano, quando, la prima volta, fu introdotto nei vostri paesi certo in occasione di qualche guerra (e la guerra ne impose la necessità); oppure anche in occasione di qualche altro flagello di pari importanza. Comunque sia, erano momenti in cui ci si trovava in grande scarsezza d’uomini; si fece esperienza di tale istituzione e, perché costretti per forza a ricorrervi, si vide che l’istituzione d’altronde era molto giovevole alla città. Insomma, press’a poco in questo modo si venne a stabilire presso di voi l’usanza dei pasti in comune (…)




Invece, per quel che si tratta delle donne, ne è stata abbandonata l’organizzazione, senza stabilir nulla per legge. E questo non va bene. Insomma non è stata istituita apertamente l’usanza dei pasti in comune per le donne, mentre appunto il sesso femminile in genere è più chiuso e più portato a nascondersi che non sia il sesso dell’uomo. E tale natura della donna, inclinata a far uso d’astuzia per la sua stessa debolezza, fu appunto abbandonata senza disciplina da parte del legislatore, con evidente errore di calcolo. Per questo abbandono del sesso femminile, molte cose da voi non andarono bene, che certo sarebbero andate meglio di oggi, se queste cose avessero trovato le leggi convenienti. Per il benessere, dunque, dello stato è molto meglio riprendere questo punto e stabilir bene, con precise disposizioni, le norme della vita in comune di uomini e di donne (…)
E in qual modo potrebbe evitare il ridicolo chi tentasse di costringere le donne a mangiare e a bere in comune, così da esser sotto gli occhi di tutti? E questa è la cosa che riuscirebbe certo più sgradita al sesso femminile. La donna è abituata a viver nascosta e nell’ombra; la conduci alla luce, e riluttando con tutte le sue forze finirà per avere piena ragione del legislatore. Le donne, come dissi, in altri luoghi non accetterebbero nemmeno questa giusta proposta; sarebbe un coro di proteste e di grida. >>
Platone, Dialoghi Libro VI


Reminiscenze di un lontano passato o nuovi protocolli militari? Platone non sembra aver le idee chiare in proposito… Ci sembra comunque importante come testimonianza dell’esistenza delle società di genere. Interessante la notazione della non specularità, e quindi del diverso apprezzamento che ne potevano avere uomini e donne.

sabato 8 novembre 2014

Il Fascismo del Gusto Universale

Avevamo appena parlato del Salone del Gusto criticando espressamente la scelta culturale di privilegiare il gusto all’effetto del cibo sulla salute, ecco che un amico mi riporta sul tema raccontandomi la visita all’”Università delle Scienze Gastronomiche”, prestigiosa istituzione, accreditata dal Ministero della Pubblica Istruzione ed attiva da 10 anni a Pollenzo, vicino a Bra in Piemonte.



“Sono andato a trovare la mia ragazza che studia lì, l’ho aspettata alla fine delle lezioni, abbiamo mangiato alla mensa e poi mi ha fatto visitare il posto. Alla mensa si poteva scegliere un piatto tra diverse alternative: tagliatelle al sugo, zuppa di patate, tajarin al tartufo (ma per questi c‘era un sovrapprezzo di 25 euro!), polpettone di carne o frittata (di spinaci e con le uova, ovviamente, ma anche adagiata sopra un letto di majonese!), insalata (del supermercato) e pane (industriale).
Dopo pranzo abbiamo visitato l’orto, gestito da studenti del secondo e terzo anno: 150 mq per ospitare qualche cavolfiore, sei peperoni e una decina di finocchi, due o tre melanzane, una pianta di cetrioli e qualche aromatica.
Tre ore di lezione al mattino più una serie di laboratori al pomeriggio, tre anni di corso a 14mila euro l’anno!”
Lei pensa realisticamente di usare il suo futuro titolo di studio per trovare lavoro?
“Lo spera ma non è sicura, lei fruisce di una borsa di studio come la gran parte degli studenti stranieri (un 40% circa), ma tutti gli altri sono ragazzi italiani a retta intera, che vengono qui come a fare un normale corso di studi universitari finite le scuole superiori…”
Allora, eccoci di nuovo di fronte alla stessa questione: abbiamo da vendere il prodotto italiano e qualcuno lo pubblicizza. Enogastronomia carnivora ed ipercalorica, grassi e zuccheri senza alcun criterio, latte e derivati… Lo ribadiamo, nel momento in cui le popolazioni industriali cominciano a far fronte ai danni del loro stile di vita, e la priorità delle istituzioni dovrebbe diventare la salute pubblica, il perdurare di forme corporative di tutela degli interessi commerciali di alcuni settori merceologici diventa sempre più sfacciato ed inaccettabile.
Se è scandaloso il prestarsi di tanti medici e scienziati nella costruzione di inverosimili facciate di salubrità per i nostri “prodotti tipici”, la responsabilità politica delle istituzioni è ancora più grave!

Che la pubblicità è lì per fotterci tutti se lo aspettano. Ma che l’Università proponga a titolo di universalismo questi battuage pubblicitari, pagati con le stesse tasse che dovrebbero curare gli infarti e le cirrosi, i diabeti e gli alzeimer che con quei cibi ci procuriamo… beh questa è circonvenzione di incapace, questo è fascismo... e fascismo di pessimo gusto!