fondamentalismo della modernità

"Potremo esultare alla morte di dio
solo quando avremo un'alternativa all'individualismo."

giovedì 22 ottobre 2015

E' possibile avere una società libera e insieme consapevole?


La modernità rappresenta il matrimonio fra liberismo e consumismo: l’imprenditore saccheggia il mondo per foraggiare la massa consumatrice.
Questa sciagurata unione ci ha però regalato anche qualcosa: la modernità libera l’individuo dalle vecchie strutture famigliari e tradizionali, la piena cittadinanza è il portato positivo dei regimi democratici.
Purtroppo quest’individuo è stato liberato in pessime condizioni di salute, in condizioni cioè di individualismo, castrato sotto il profilo sociale, empaticamente deprivato, tendente all’autolesionismo, all’autismo e, soprattutto, alla bulimia consumistica compensatoria di tale stato alienato.
Due secoli di sforzi democratici hanno quindi corrisposto al rapido sviluppo dell’industrializzazione e all’improvvisa fiammata di buona parte del carbonio fossile dell’intero pianeta.
Ora, di liberismo abbiamo già parlato: le scelte dell’imprenditore non possono essere considerate scelte personali, perché hanno ricadute per tutti e dunque, per questo, pubblicamente vanno valutate. Libera impresa allora, ma nei vincoli dell’interesse collettivo, esplicitando a bilancio i costi sanitari ed ambientali e sottostando ad una magari anche forte tassazione compensativa sui consumi (oggi tassiamo il lavoro!).
Qui mi interessa invece considerare la posizione del consumatore, perché è sua la scelta, questa prettamente individuale (nei costi come negli effetti, almeno in prima battuta), che va a comporre i comportamenti di massa che ci stanno inquinando. Perché, se diamo per acquisita la libertà di ciascun adulto di fare le sue scelte, giuste o sbagliate che siano, allora dobbiamo riconoscere a quelle scelte l’importanza di un voto alle urne: gli italiani continueranno a consumare cosa e quanto hanno democraticamente scelto di consumare!
E allora, davvero non saremo in grado di cambiare nulla neanche di fronte alla malattia conclamata?
Probabilmente i costi crescenti di una crisi variamente coniugata – climatica, economica, sanitaria, sociale - potrebbero costringerci a fare con tutto come con le sigarette - IL FUMO UCCIDE - ricordare cioè, nero su bianco, la necessità di una valutazione dei rischi.
Vinta una per una ogni resistenza di categoria, le confezioni dei prodotti si copriranno di avvertenze: etichette sui rischi sanitari del vino, del latte, del caffè; di alcuni prodotti magari si impedirà del tutto la commercializzazione (lo zucchero non ha nessuna giustificazione ed è un disastro dal punto di vista delle spese mediche correlate, tra cure dentistiche e diabete invalidante), mentre di altre si consiglierà un uso ragionevole (l’olio di oliva di per sé è un ottimo prodotto che, se ne usate solo una bottiglia all’anno, diventa anche economico).
Non penso però che servirà un gran che, le informazioni sono tutte disponibili da tempo ed oggi, con internet, tutti possono trovarle. Penso semplicemente che quella consumistica sia già una scelta, a suo modo, consapevole ed orientata. Orientata purtroppo nel verso di una libertà individualistica, astratta, non coniugata in alcunché. Una libertà da e non una libertà di o per fare qualcosa in positivo.
Questa libertà è probabilmente ciò che tanti migranti dall’Africa islamica vengono a cercare in Europa ed apprezzano. Quando però i loro figli trovano il nulla, nei centri commerciali e nelle periferie consumistiche delle nostre città, molti provano a difendersi ripescando il fondamentalismo della vecchia religione, con tutto l’odio e la violenza che autorizza. Paradossale e grottesco il risultato: il suicidio del martire al supermercato, in mezzo alla folla dei consumatori autolesionisti che stanno coltivando il loro personale cancro con il carrello della spesa!
E’ ambigua allora, questa libertà scoperta dall’occidente: ne siamo andati fieri come fosse la prova di un inevitabile progresso della storia, quando invece e banalmente ha rappresentato solo il cedimento di precedenti rigidezze, la libertà come condizione indispensabile all’economia di mercato.

Ne siamo però l’avanguardia: questa “libertà da convalescenti”, ancora fragile e incerta, è stata pagata a caro prezzo con i nostri corpi e con l’ambiente di tutti, e questo ci apre la prospettiva e insieme la responsabilità di usarla per cercare altre strade.

mercoledì 9 settembre 2015

L'impotenza non si nasconde più dietro la religione


La morale sessuale cattolica ha sempre rappresentato un fattore di sovraccarico della sessualità, uno stimolo artificiale che ha nascosto il reale fenomeno in atto: le popolazioni che si modernizzano… perdono la voglia di scopare!

Peace & Love e gli anni ’70 hanno davvero rappresentato una liberazione - la liberazione dalla sessualità – ed oggi qualcuno comincia a rivendicare anche quel punto di vista.



mercoledì 26 agosto 2015

La società delle donne è finita nel bordello


L’uomo, allevato in maniera desocializzante, individualisticamente trova applicazione nel matrimonio. Nella coppia etero si trovano dunque abbinate una fisiologia maschile, per cui il desiderio può essere il frutto quotidiano di una giornata di sano attivismo, ed una femminile che invece segue il ritmo del suo ciclo di fertilità.
Risultato? Lui ha voglia di scopare tutti i giorni, lei una sola volta al mese… mettiamo pure una settimana al mese, comunque sempre solo una volta su quattro: i conti non tornano, o meglio, il conto della “serenità” famigliare torna solo se inseriamo un fattore compensatorio prostitutivo!
Vediamo ora il femminile. Nella famiglia allargata le donne erano costrette a prendere posizione in una gerarchia di suocera figlie nuore: una donna uscita dalla vita riproduttiva che raccoglie un gruppo di donne giovani e ne gestisce la fertilità. Questa però, che potrebbe essere una buona definizione astratta di gerarchia femminile, è anche il preciso organigramma di un qualunque bordello!



Proviamo invece ad immaginare che il lavoro del gruppo di donne fosse coltivarsi l’orto e lavare i panni dei lattanti, e che solo una volta al mese queste femmine si fossero interessate all’esterno per il sesso, ecco questa potrebbe tornare a darci un’immagine positiva della società delle donne.

Devo poter immaginare che una donna veramente in salute potrebbe trovare interessante e corrispondente ai suoi bisogni il riferimento ad una donna più anziana e la sicurezza dell’inserimento in una gerarchia femminile.

lunedì 3 agosto 2015

Economia della contraddizione


Bandiera dell’individuo,
il liberismo in realtà, con la sua offerta di prodotti di consumo,
svilisce l’attitudine a fare da sé e, soprattutto,

ignora che se ne possa trovare soddisfazione!


domenica 19 luglio 2015

... il fondo del barattolo!


“Io credo che non si rispettino abbastanza le vecchie puttane, invece di perseguitarle quando sono giovani. Io se fossi in grado mi occuperei unicamente delle vecchie puttane perché le giovani hanno dei prossineti ma le vecchie non hanno nessuno. Prenderei solamente quelle che sono vecchie, racchie e non servono più a niente, sarei il loro prossineta, mi occuperei di loro e farei regnare la giustizia. Sarei il più grande poliziotto e prossineta del mondo e con me nessuno vedrebbe mai più una vecchia puttana abbandonata piangere al sesto piano senza ascensore.”

“Il mio paese doveva essere qualcosa come l’Algeria o il Marocco, anche se io non figuravo da nessuna parte dal punto di vista documentario, Madame Rosa ne era sicura, non era per suo piacere che mi tirava su da arabo. Diceva anche che per lei queste cose non contano, siamo tutti uguali quando siamo nella merda, e se gli ebrei e gli arabi si spaccano la faccia è perché non bisogna credere che gli ebrei e gli arabi sono diversi dagli altri, è proprio la fraternità che fa fare così, eccetto forse per i tedeschi dove c’è dell’altro.”

“A discolpa di Madame Rosa come ebrea posso dire che era una santa donna. Certo, ci dava sempre da mangiare le cose che costavano di meno e col ramadan me ne faceva vedere di tutti i colori. Venti giorni senza mangiare, pensate, per lei era la manna dal cielo e aveva un’aria di trionfo quando arrivava il ramadan e io non avevo più diritto al gefilte fish che preparava lei stessa. Quella bastarda rispettava la credenza degli altri, ma io l’ho vista mangiare del prosciutto. Quando le dicevo che al prosciutto non aveva diritto, si faceva una risata e tutto finiva lì. Non potevo impedirle di averla vinta quando c’era il ramadan ed ero costretto a rubare dai banchi del droghiere nei quartieri dove non mi conoscevano come arabo…”

Romain Gary, “La vita davanti a sé”, Neri Pozza ed.



sabato 4 luglio 2015

Per un desiderio sostenibile

Dopo un po' di pausa estiva voglio tornare al nostro tema conduttore. Vediamo di riassumere.
Il mondo va a rotoli perché l’umano ha trovato comodo vivere fottendo: le risorse il territorio gli altri e, in ultima istanza, se stesso. La religione non può risolvere il problema del fottere perché, con lo strumento della morale, è costretta ad affermare che il fottere è male e, di conseguenza, in un’iperbole insostenibile, male risulta dunque il corpo, il desiderio, la riproduzione della specie… la vita! In deroga a questo, per gentile concessione, le forme istituzionalizzate di matrimonio famiglia e conseguente miseria sociale. Ma il ’68 e la liberazione sessuale ci sono già stati, mi direte voi, sì ma in senso solo critico e non costruttivo perché la sessualità individualista, liberata dai vincoli e dalle rigidezze sociali, è diventata oggetto di consumo e non ha costruito legami sociali di alcun genere.
Ripetiamo allora che, secondo noi, il problema non è il fottere, che di per sé stesso è un sanissimo desiderio ed intimo segno di salute, ma le sue mille forme distorte frutto della pedagogia edipica familista.
Realismo e laicità dovrebbero allora risultare battaglie non solo doverose, ma anche molto interessanti,  nell’aspettativa di una riscoperta della propria complessità.
Conclusioni?

Sì, penso proprio che il pianeta e tutti gli esseri che ci vivono sopra sarebbero contenti che i nostri orgasmi tornassero ad esprimere salute e voglia di vivere piuttosto che rabbia e frustrazione!

sabato 6 giugno 2015

Granivori!



The role of starchy plants in early hominin diets and when the culinary processing of starches began have been difficult to track archaeologically. Seed collecting is conventionally perceived to have been an irrelevant activity among the Pleistocene foragers of southern Africa, on the grounds of both technological difficulty in the processing of grains and the belief that roots, fruits, and nuts, not cereals, were the basis for subsistence for the past 100,000 years and further back in time. A large assemblage of starch granules has been retrieved from the surfaces of Middle Stone Age stone tools from Mozambique, showing that early Homo sapiens relied on grass seeds starting at least 105,000 years ago, including those of sorghum grasses.

http://www.sciencemag.org/content/326/5960/1680.full

Una ricerca pubblicata su Science 18 dicembre 2009

domenica 17 maggio 2015

Potere femminile


Quando non c’è alcuna missione da compiere il potere maschile si svuota, diventa inconsistente,
il potere femminile invece è congenito, si esercita sempre… anche se non serve a niente.
Il potere è questione di donne,

riportatevelo a casa!

mercoledì 6 maggio 2015

Sistema sanitario nazionale


Ho lavorato qualche anno nell'assistenza domiciliare, accompagnavo gli anziani del quartiere anche nelle loro visite mediche e, tra farmacie, ricoveri e ambulatori, alla fine avevo l'impressione di seguire una grande liturgia, oggi tizio iniziava la sua via crucis (quale che fosse la malattia, mettiamo il diabete) ed io conoscevo già l'iter, medico, specialista, gli esami, l'insulina, avevo in mente altri in altri punti del percorso, le gambe gonfie, la perdita della vista, il peggioramento che sarebbe venuto... Sembrava un contagio di fronte al quale tutti reagivano in solitudine. Nessun vecchietto avvertiva gli altri del condominio, "attento a cosa mangi, guarda cosa sto diventando io!", ma ciascuno partiva per il suo pellegrinaggio personale quasi con un senso di importanza, finalmente questo mi riguarda, ora è il mio turno, ora sono io al centro della scena...
Altro dato. Sento alla radio i risultati di una ricerca: le regioni sicilia e puglia vincono su tutte per il numero di parti cesarei, in tre parti su quattro interviene il chirurgo! Evidentemente al sistema sanitario nazionale pervengono delle richieste che non sono prettamente sanitarie, ma riguardano dati culturali quali un certo approccio alla malattia o, come in questo caso, la ricerca di comodità di un certo assetto del femminile.

Nell'organizzare la sanità, quella tra pubblico e privato non può essere considerata un'alternativa.
Certo gli sprechi non fanno bene a nessuno e l'efficienza è sempre un obiettivo onorevole, ma il dibattito in corso (la voglia di privatizzare proprio quando in America Obama sta cominciando a ripensare al pubblico!) ha solo l'effetto di nascondere la vera questione: la sanità non deve limitarsi ad evitare gli sprechi, ma deve dimostrarsi realmente produttiva di qualcosa!
Qual'è il prodotto? La salute, certo, ma quale? Quella di qualcuno che esce dall'ospedale "sanificato" ma del tutto inconsapevole di quanto accaduto e, soprattutto, incapace di evitarlo una prossima volta? Questo è quanto cerchiamo, con difficoltà, di garantirci oggi.
Ma la salute non è soltanto l'essere sani adesso, è qualcosa di più. Salute è la capacità di tenersi sani anche domani e dopodomani, salute è la capacità di allevare nuove generazioni vitali, efficienti nel corpo e consapevoli di sé e dei propri limiti. E la differenza non è da poco.
La medicina preventiva e l'educazione sanitaria sono oggi giusto un contorno, dovrebbero essere invece lo strumento principale per produrre una popolazione sana, cioè capace di tenersi in salute autonomamente. L'efficacia, la produttività di questa politica sarebbe subito evidente a tutti nel drastico ridursi del bisogno di ospedali, medicine, interventi invasivi e relativi costi.
Purtroppo la questione non è così semplice perché non è solo un problema di bilancio ma quello, molto più serio, di un "cambio di paradigma", di una rivoluzione nell'orizzonte culturale e complessivo di un'intera civiltà.
Purtroppo ma non a caso proprio sul nodo della malattia e della sofferenza, si gioca l'alternativa crudele tra una reale pratica medica ed una pratica religiosa. Perché religiosa e scaramantica risulta nei fatti l'attenzione medica limitata all'immanenza del dolore personale (in un orizzonte mentale dove le nostre vite sono affidate a dio o al caso), mentre una pratica medica onesta, nella prevenzione e nell'educazione per il futuro potrebbe addirittura riconoscersi un aspetto di trascendenza.
In sostanza tra sanità pubblica e privata non si gioca alcuna reale alternativa.

La medicina più efficace oggi può solo essere quella che ne farà diminuire il bisogno domani.

lunedì 4 maggio 2015

Storia della "donna" perduta


“… basta, ma’, è inutile, non posso più stare con Pietro, voglio bene a un altro. Fu un errore. La conoscevo, aspettava solo una piccola provocazione. La sua litania s’interruppe, le cose cambiarono in un lampo. Mi colpì con uno schiaffo violentissimo urlando a raffica: zitta, zoccola, zitta, zitta, zitta…”



Se un maschio diventa un uomo adulto quando arriva a riconciliarsi col padre, alla pari con gli altri maschi, nella società degli uomini, al femminile mi sembra diverso.
Il femminile può divenire adulto solo nel riconoscere l’autorità della madre, questa le permette una qualche forma di strutturazione, altrimenti è una mina vagante!

La Ferrante, così come il suo personaggio alter ego e molte donne contemporanee, davvero hanno creduto di intravvedere il loro essere donna… quando invece sono solo riuscite a fare quelle mine vaganti.

domenica 19 aprile 2015

Chi zappa non migra

Di solito chi zappa non "migra". Chi è povero scappa da un contesto e da una cultura che lo stanno fottendo, mentre chi è ricco parte alla conquista di nuove ricchezze.
Spesso però, chi scappa da un posto asfissiante è anche molto debole e trova necessario riassociarsi al gruppo di origine per affrontare il nuovo contesto.

Ecco dunque popolo ed élite ricongiungersi in terra straniera e formare una nuova comunità: che al suo interno svilupperà le stesse dinamiche e le tensioni da cui si fuggiva, ma che all’esterno sarà capace dello stesso imperialismo, promuovendone la diffusione.

domenica 12 aprile 2015

I migranti islamici e la conversione al consumismo come religione della modernità

Quando un migrante islamico arriva in Europa può fare una certa esperienza della libertà, la libertà per come la intende l’occidente, cioè libertà di consumo. Purtroppo questa pratica comporta un danno ambientale che risulta non più sostenibile e che chiede, urgentemente, di cercare delle alternative.
Questa libertà comporta anche, almeno nella nostra esperienza, un certo grado di alienazione cui parte di loro risponde rifugiandosi nel fondamentalismo d’origine.
Ora, il sistema socioeconomico occidentale – democrazia ed economia di mercato – si basa sul fatto che la maggior parte della popolazione assume una posizione laica piuttosto che fondamentalista (uno prima si considera cittadino del suo stato e poi, solo dopo, seguace della sua religione o delle sue convinzioni), questo è un requisito cui difficilmente si può rinunciare senza far venir meno le condizioni per quella stessa libertà che sono venuti cercando.
Inoltre, se guardiamo con attenzione lo stile di vita della modernità, dai più è vissuto in maniera omologante ed acritica cioè, sostanzialmente: il consumismo rappresenta la pratica religiosa reale ed universalizzante dell’occidente, anche senza bisogno di un clero o di una teologia esplicita.
Dunque il richiamo che i fondamentalisti fanno al loro popolo in migrazione è, in effetti, corretto: attenti, immagino dicano tutti, attenti che lo stile di vita degli infedeli vi porterà fuori della grazia di dio. Ed è vero, la tentazione dell’occidente rappresenta davvero la possibilità di convertirsi ad un’altra religione, e non quella cristiana ma quella della modernità consumista, e semplicemente, attraverso l’inaspettata ritualità di uno stile di vita.
I nostri fondamentalisti vorrebbero quest’occidente ancora cristiano, ma non è vero, non è più vero. I progressisti dovrebbero dire che ormai siamo un paese compiutamente laico, ma neanche questo è vero perché, in realtà, siamo già pienamente assorbiti nella dimensione religiosa della modernità.
L’opportunità della cittadinanza in un paese democratico sembra allora offerta al prezzo dell’adesione alla religione del consumo. E’ vero, ma non è obbligatorio, non è ancora religione di stato! Il supermercato è comodo ma costa, il supermercato fa ammalare e prima ancora annoia e sono in molti, oggi, quelli che cominciano a cercare delle alternative più salutari e più interessanti!
L’Italia era ancora contadina nella prima metà del novecento, poi è stata operaia in fabbrica, e poi solo più genericamente “impiegata” nel settore terziario. Che vuol dire? Servizi, logistica, commercio, tecnici specializzati, assistenza, istituzioni… Riassumendo vuol dire che compriamo le merci, le spostiamo, le consumiamo… e ci facciamo assistere! Chi produce? Boh, forse è anche per questo che siamo in crisi.
Un ciclo per noi è finito. Abbiamo colonizzato e rubato risorse, poi abbiamo trasformato il bottino nei beni che volevamo consumare e poi ce li siamo spartiti… fino all’ultima briciola! Oggi l’Italia non è più il paese del boom economico, delle industrie e del posto fisso, gli stipendi sono finiti e restano solo le ultime pensioni dei vecchi, ma da spartire con le badanti.
Oggi l’Italia è il paese del disastro, sociale e ambientale. Oggi l’Italia è un paese che deve ricominciare a considerarsi povero e che ha urgenza di ricostruire tutto: ritrovare una sua autonomia produttiva agricola, immaginare una gestione del territorio un po’ più lungimirante che in passato e, condizione essenziale, tessere una nuova rete sociale capace di fare tutto ciò.

Accomodatevi, in questo senso c’è un sacco di lavoro per tutti, oriundi e migranti!

mercoledì 1 aprile 2015

Gli interpreti dei sogni



<< Disse che si sarebbe messo al servizio del capitalismo (un sarcasmo, o forse la chiamano ironia). La cosa non lo sorprese. Perché Elias non dubitava che Johan Corneliussen fosse ancora marxista, e che cosa avrebbe dovuto farsene? Possedeva in effetti una conoscenza unica, il marxismo, che gli forniva una capacità superiore di interpretare i sogni della gente, visto che, in fin dei conti, per ora stanno tutti dove stanno, cioè in questa società. Solo mettendosi al servizio del capitalismo poteva realizzare quelle sue doti, perché il capitalismo è in fondo l’unico capace di mettere a frutto quei sogni e, soprattutto, di adoperare gli interpreti dei sogni. >>

Dag Solstad, Timidezza e dignità, 1994

mercoledì 25 marzo 2015

Proibizionismo


Criminalizzare sesso e droga è solo una strategia di marketing: l'economia di mercato sottolinea gli estremi del desiderabile per evidenziare l'intero catalogo dei prodotti di consumo.

Altra spiegazione potrebbe essere che, della triade sesso-droga-rockandroll, il rock è l'unico che non rischia di sfuggire al businnes, dipendendo elettricamente dal sistema.

mercoledì 4 marzo 2015

Torniamo a scuola


Quando un adulto non sa coltivarsi l’orto e non sa fare a meno del posto fisso e del supermercato, allora la pedagogia ha da cambiare. A scuola devono tornare gli adulti, a discutere di come si sta al mondo, cosa bisogna mangiare per tenersi in salute, cosa vogliamo coltivare e produrre.

Sono gli adulti che devono decidere quale storia e quale scienza insegnare ai loro figli. Sono gli adulti a decidere il grado di sincerità che possono permettersi, e che segnerà l’esperienza della prossima generazione.

mercoledì 25 febbraio 2015

Eraclito: Il mondo è uno, dialettico, dinamico... e incomprensibile per l'uomo civile!


La realtà è unitaria:
Fr.50 “Ascoltando non me, ma il logos, è saggio convenire che tutto è uno.”

dialettica e dinamica:
Fr.67: “Il dio è giorno notte, inverno estate, guerra pace, sazietà fame, e muta come <il
fuoco>, quando si mescola ai profumi e prende nome dall’aroma di ognuno di essi.”
Fr.80 “Bisogna però sapere che la guerra è comune (a tutte le cose), che la giustizia è
contesa e che tutto accade secondo contesa e necessità.”

e ciclica:
Fr.103 “Comune infatti e il principio e la fine nella circonferenza del cerchio.”

Consapevole del limite imprescindibile che quell’uno rappresenta per chi ci vive dentro, come origine del cosmo, come biogenesi:
Fr.18 “Se non spera, non troverà l’insperabile, perché è introvabile e inaccessibile.”

O di difficile comprensione, come alcune ipotesi cosmogoniche presentate dalla fisica moderna: l’armonia di un campo primario che porta in sé la tentazione a rompersi, la “rottura spontanea della simmetria”, e ad aprirsi nella realtà.
Fr.51 “Non comprendono come, pur discordando in se stesso, è concorde: armonia
contrastante, come quella dell’arco e della lira.”

Consapevole del gioco della relatività tra spazio e tempo:
Fr.52 “Il tempo è un fanciullo che gioca spostando i dadi: il regno di un fanciullo.”

Consapevole del verso antientropico degli esseri viventi:
Fr.115: “È proprio dell’anima un logos che accresce se stesso.”




Questa è la ragionevole cosmologia ancora immaginabile ai tempi di Eraclito, intuitiva, naturalistica. Poi basta, Platone sottrae l’anima alla gretta realtà materiale, e quelli dello spirito diventeranno proprio i discorsi che Eraclito cominciava a lamentare nei suoi contemporanei, retorici, ideologici, opportunisti:
Fr.2 “Bisogna dunque seguire ciò che è comune. Ma pur essendo questo logos comune,
la maggior parte degli uomini vivono come se avessero una loro propria e particolare
saggezza”.

Così facendo l’umano vorrebbe dimenticare una realtà cui però non può sottrarsi:
Fr.16 “Come potrebbe uno nascondersi a ciò che non tramonta mai?”

Risultato, l’alienazione che accompagna il corso di ogni grande civiltà e la storia delle sue ideologie:
Fr.70: “Da questo logos, con il quale soprattutto continuamente sono in rapporto e che
governa tutte le cose, essi discordano e le cose in cui ogni giorno si imbattono essi le
considerano estranee”.


mercoledì 4 febbraio 2015

La cosmologia non è poi così importante


Gli egizi costruivano enormi piramidi, noi il CERN. La ricerca del senso della vita può rivelarsi anche molto costosa! Il bisogno di vestire un’ipotesi cosmologica è molto forte ed accomuna cose molto diverse tra loro. Sotto questo punto di vista il fisico nucleare ed il terrorista islamico sono equivalenti: entrambi cercano di imporre la loro ipotesi cosmologica, anche se l’uno con l’evidenza empirica della prova sperimentale e l’altro, tragicamente, con le bombe.
Ma la cosmologia non è poi così importante. Ad orientare i nostri passi, a pensarci bene, è sufficiente il modesto obiettivo della sopravvivenza: respirare, bere, mangiare, tenersi in salute e coltivare la complessità della specie.




La fisica classica ci qualifica come sistemi antientropici (nell’universo l’energia si disperde, il bioma invece la raccoglie e l’organizza). La relatività ci avverte che lo spazio-tempo euclideo, squadrato e rassicurante che conosciamo… è solo l’esperienza limitata del nostro ordine di grandezza. La meccanica quantistica, infine, ci ricorda che la materialità è pura apparenza, il frutto del gioco dialettico di punti senza dimensione. Tutti questi dati non cambiano il verso biofilo che abbiamo da imprimere alle nostre esistenze, lo confermano piuttosto, lo contestualizzano, lo arricchiscono di un dato cognitivo interessante ma non fondamentale ai fini del nostro inserimento ecologico nell’ambiente.
Anche per quel che riguarda le religioni tradizionali (quelle con un Dio creatore per intenderci) il discorso è analogo. Non abbiamo bisogno di un codice morale a dirci che è bene vivere, possiamo arrivarci da soli! Il problema si pone quando, di astrazione in astrazione, gli articoli di quel codice arrivano ad interferire con ciò che avrebbero dovuto invece solo interpretare, cioè con i nostri bisogni ed i nostri desideri.

Storicamente, la ricerca cosmologica segnala non la nascita di un particolare interesse per le grandi strutture dell’universo, ma l’alienazione, la debolezza di non capire più il senso di un’esistenza o la forma di un corpo nelle economie più larghe di un sistema complesso. 

venerdì 23 gennaio 2015

Pesto di rucola



Cari lettori, su internet ho trovato parecchie ricette di sugo alla rucola (qui vi presento la mia alternativa salutista), comunque la questione principale è ricordare che il basilico è cancerogeno e quindi il suo uso intensivo e concentrato nel pesto alla genovese immagino risulti particolarmente pericoloso: un perfetto esempio di come convenga sempre considerare "l'effetto che fa" prima del gusto!

100gr di rucola fresca tagliata
100gr di tofu 
10 noci
1 cucchiaio d'olio d'oliva
il succo di due spicchi d'aglio, un po' di zenzero, sale

frullate il tutto non troppo fine aggiungendo un po' d'acqua e poi addensate con due o tre cucchiai di lievito di birra alimentare.

martedì 13 gennaio 2015

Unitarietà


Nessun linguaggio è così semplice
da non poter contenere
tutti i termini dell’universo

giovedì 1 gennaio 2015

WWOOF e stili di vita


Ho provato a fare una ricerca fra le fattorie aderenti al WWOOF (l’associazione che permette a giovani di tutto il mondo di fare esperienze formative in agricoltura biologica). Grazie al motore di ricerca ho vagliato le schede di presentazione delle cascine ospitanti ed ho selezionato quelle che hanno usato i termini: vegetarian, vegan, macrobiotic, gay. Per fare un confronto ho poi cercato gli stessi dati nell’elenco delle fattorie tedesche.

in Italia: vegetarian 50%, vegan 10%, macrobiotic <1% , gay <1%
in Germania: vegetarian 40%, vegan 5%, macrobiotic 0%, gay 0%




Da questi dati emerge, forse con sorpresa, un’Italia all’avanguardia nella ricerca di una cultura ecologica e salutare. Allo stesso tempo il raffronto fra i diversi criteri alimentari adottati denota la gran fatica a pervenire ad un pieno realismo e ad una sincera valutazione delle proprie produzioni come delle proprie scelte di gusto. Si evidenzia una palese contraddizione: formaggio vino e carne che sembrano essere le possibilità produttive di quest’Italia non più industriale (a conferma l’expo di Milano che si è incentrato sull’alimentazione), sono anche i prodotti che ci riempiono gli ospedali.
I numeri evidenziano un lento percorso di consapevolezza di cui, malgrado tutto, sembriamo essere all’avanguardia, l’Italia potrebbe essere il primo paese europeo in cui può definirsi una valutazione più realistica del fenomeno economico, una valutazione in cui finalmente si tenga conto degli effetti e dei disvalori economici, in cui si potrà cominciare a parlare dei costi sociali relativi alle produzioni.

Quanto alla rarità del termine gay (ed il dato non indica agricoltori omosessuali dichiarati, ma genericamente posti “gay friendly”), sembra dire che il mondo agreste ancora non brilla per sperimentazione sociale. Eppure, se cerco di immaginare le aspettative dei tanti giovani che ho visto passare qui da noi in questi tre anni di attività WWOOF, credo che l’interesse per un dato sociale di maggiore complessità accompagni strettamente la ricerca di ecologia ed autonomia grazie al tramite essenziale della salute.

domenica 21 dicembre 2014

L'estetica del dominio


Nella "signorilità",
termine col quale vorremmo distinguere una certa saggia compostezza
dalla sfacciata aggressività dei nuovi ricchi, non c'è altro, in realtà,
che la dimenticanza dell'origine fraudolenta del privilegio.


domenica 7 dicembre 2014

Intelligenza naturale


La comprensione rappresenta il movimento inverso a quello per cui
da uno schema unitario si genera la multiformità del reale.

L'intelligenza è la risposta allo sviluppo del cosmo,
è l'esercizio faticoso di risalire la corrente
per ricongiungersi alla fonte delle potenzialità,
riaccorpare i termini, cogliere le analogie...


Purtroppo, la nostra moderna idea di progresso
non mi sembra andare in questa direzione.

giovedì 27 novembre 2014

Platone e la Società degli Uomini


<< Intendiamo ora affermare che gli uomini sposati nulla meno dovranno consumare i pasti nei banchetti comuni; cioè come prima, quando non erano sposati. Indubbiamente questo provvedimento apparve strano, quando, la prima volta, fu introdotto nei vostri paesi certo in occasione di qualche guerra (e la guerra ne impose la necessità); oppure anche in occasione di qualche altro flagello di pari importanza. Comunque sia, erano momenti in cui ci si trovava in grande scarsezza d’uomini; si fece esperienza di tale istituzione e, perché costretti per forza a ricorrervi, si vide che l’istituzione d’altronde era molto giovevole alla città. Insomma, press’a poco in questo modo si venne a stabilire presso di voi l’usanza dei pasti in comune (…)




Invece, per quel che si tratta delle donne, ne è stata abbandonata l’organizzazione, senza stabilir nulla per legge. E questo non va bene. Insomma non è stata istituita apertamente l’usanza dei pasti in comune per le donne, mentre appunto il sesso femminile in genere è più chiuso e più portato a nascondersi che non sia il sesso dell’uomo. E tale natura della donna, inclinata a far uso d’astuzia per la sua stessa debolezza, fu appunto abbandonata senza disciplina da parte del legislatore, con evidente errore di calcolo. Per questo abbandono del sesso femminile, molte cose da voi non andarono bene, che certo sarebbero andate meglio di oggi, se queste cose avessero trovato le leggi convenienti. Per il benessere, dunque, dello stato è molto meglio riprendere questo punto e stabilir bene, con precise disposizioni, le norme della vita in comune di uomini e di donne (…)
E in qual modo potrebbe evitare il ridicolo chi tentasse di costringere le donne a mangiare e a bere in comune, così da esser sotto gli occhi di tutti? E questa è la cosa che riuscirebbe certo più sgradita al sesso femminile. La donna è abituata a viver nascosta e nell’ombra; la conduci alla luce, e riluttando con tutte le sue forze finirà per avere piena ragione del legislatore. Le donne, come dissi, in altri luoghi non accetterebbero nemmeno questa giusta proposta; sarebbe un coro di proteste e di grida. >>
Platone, Dialoghi Libro VI


Reminiscenze di un lontano passato o nuovi protocolli militari? Platone non sembra aver le idee chiare in proposito… Ci sembra comunque importante come testimonianza dell’esistenza delle società di genere. Interessante la notazione della non specularità, e quindi del diverso apprezzamento che ne potevano avere uomini e donne.

sabato 8 novembre 2014

Il Fascismo del Gusto Universale

Avevamo appena parlato del Salone del Gusto criticando espressamente la scelta culturale di privilegiare il gusto all’effetto del cibo sulla salute, ecco che un amico mi riporta sul tema raccontandomi la visita all’”Università delle Scienze Gastronomiche”, prestigiosa istituzione, accreditata dal Ministero della Pubblica Istruzione ed attiva da 10 anni a Pollenzo, vicino a Bra in Piemonte.



“Sono andato a trovare la mia ragazza che studia lì, l’ho aspettata alla fine delle lezioni, abbiamo mangiato alla mensa e poi mi ha fatto visitare il posto. Alla mensa si poteva scegliere un piatto tra diverse alternative: tagliatelle al sugo, zuppa di patate, tajarin al tartufo (ma per questi c‘era un sovrapprezzo di 25 euro!), polpettone di carne o frittata (di spinaci e con le uova, ovviamente, ma anche adagiata sopra un letto di majonese!), insalata (del supermercato) e pane (industriale).
Dopo pranzo abbiamo visitato l’orto, gestito da studenti del secondo e terzo anno: 150 mq per ospitare qualche cavolfiore, sei peperoni e una decina di finocchi, due o tre melanzane, una pianta di cetrioli e qualche aromatica.
Tre ore di lezione al mattino più una serie di laboratori al pomeriggio, tre anni di corso a 14mila euro l’anno!”
Lei pensa realisticamente di usare il suo futuro titolo di studio per trovare lavoro?
“Lo spera ma non è sicura, lei fruisce di una borsa di studio come la gran parte degli studenti stranieri (un 40% circa), ma tutti gli altri sono ragazzi italiani a retta intera, che vengono qui come a fare un normale corso di studi universitari finite le scuole superiori…”
Allora, eccoci di nuovo di fronte alla stessa questione: abbiamo da vendere il prodotto italiano e qualcuno lo pubblicizza. Enogastronomia carnivora ed ipercalorica, grassi e zuccheri senza alcun criterio, latte e derivati… Lo ribadiamo, nel momento in cui le popolazioni industriali cominciano a far fronte ai danni del loro stile di vita, e la priorità delle istituzioni dovrebbe diventare la salute pubblica, il perdurare di forme corporative di tutela degli interessi commerciali di alcuni settori merceologici diventa sempre più sfacciato ed inaccettabile.
Se è scandaloso il prestarsi di tanti medici e scienziati nella costruzione di inverosimili facciate di salubrità per i nostri “prodotti tipici”, la responsabilità politica delle istituzioni è ancora più grave!

Che la pubblicità è lì per fotterci tutti se lo aspettano. Ma che l’Università proponga a titolo di universalismo questi battuage pubblicitari, pagati con le stesse tasse che dovrebbero curare gli infarti e le cirrosi, i diabeti e gli alzeimer che con quei cibi ci procuriamo… beh questa è circonvenzione di incapace, questo è fascismo... e fascismo di pessimo gusto!

venerdì 24 ottobre 2014

Effetto Alimentare contro Salone del Gusto



Scegliere tra il gusto e l’effetto, o meglio, scegliere quale priorità dare.

Oggi è il gusto che tira. Il gusto sopra ogni ragionevolezza, prima di qualsiasi segnale del nostro corpo. C’è chi non smette di mangiare il parmigiano finché non è riuscito a sfondarsi le emorroidi, o chi aspetta la cirrosi o un infarto per smettere di bere. Questo vuol dire che proprio solo la malattia conclamata, e spesso neanche quella, frena un poco la corsa autolesionista della modernità.




E così una scelta, prettamente individuale ed edonista come quella del gusto, ci rende collettivamente complici dell’industria del danno, che sia il vino, l’olio o la vacca ed i suoi derivati. Estimatori del gusto, produttori, dottori e scienziati, tutti presi in un gran carosello commerciale autogiustificazionista.

Invertiamo i termini, prima scegliamo gli alimenti che ci procurano la salute, quelli etici, quelli che ci sembra ragionevole produrre. Poi il gusto viene da solo, come piacevole esercizio, qui allora anche istintuale, di ricerca di equilibrio ed efficienza.


Abbiamo bisogno urgente di ridefinire la cura della salute e della complessità della specie, e distinguerla chiaramente dal campo del fottere a dai suoi frutti tentatori.

martedì 21 ottobre 2014

젠더 오염

(Gender Pollution)





젠더의 관점에서 보면각 남성의 행동에서 그에 상응하는 여성의 요구를 찾아야 한다.
남성이 경쟁 사회를 구축하는 것은그를 경쟁적으로 만드는 여성의 요구와 "결혼"했기 때문이다.
사회계층 피라미드는 남성에 의해 만들어진 것처럼 보이지만남성의 뒤에는 그들을 움직이게 하는 아내가 언제나 있다는 것을 생각해볼 수 있다.
일부일처제는 남성 생리학적으로 협력하려는 남성들을 경쟁적이고 개인주의적으로 만들어 집단으로부터 분리시켰다.
모든 기혼 여성은 남성을 그가 여느 사회계층에 속해있던지 간에 스스로 리더"임을 느낄 수 있게 만든다남성은 다른 남성과 비교하여 자신을 평가하지 않아도 된다.
그리고 여성이 조금 백치미를 더한다면... 그것은 오직 남성이 더 확실히 그렇게 믿도록 놔두려는 것이다!

trad. by Sujung and Yoona from Seul, Corea.
Anche questa volta la traduzione è un regalo dei nostri ospiti stranieri che arrivano qui grazie al WWOOF (l'associazione internazionale di scambio culturale e ospitalità)

mercoledì 15 ottobre 2014

Cavoli neri


Cavolo nero, toscano, lancinato. Eccolo quasi a maturazione, vuole ancora prendere un po' del freddo invernale per essere al meglio come gusto.
Assaggiatelo nella "Ribollita", famosa zuppa toscana che esalta le sue qualità e che qui vi suggerisco nella sua versione essenziale: cavolo farro e fagioli cannellini.
Delle foglie si usa il verde che va stracciato a mano tenendo stretta la costa. Buttatelo in pentola, abbondante, con eguale quantità di farro e di cannelini. Tanta acqua, un pezzetto di alga per la cottura dei fagioli, sale ed almeno un'ora di pentola a pressione.
Dal nome stesso si desume che la seconda volta che lo mangiate sarà ancora più buona... un pizzico di peperoncino a piacere, un goccio d'olio toscano e qualche pezzo di pane duro cotto dentro.
Buon appetito!



mercoledì 1 ottobre 2014

Il senso (termodinamico) della vita



Dall'atomo al sole: la materialità che conosciamo nelle forme estreme della struttura costitutiva e del suo sovrordine stellare. Due sistemi analoghi, due schemi con qualcosa al centro.

Il sole irraggia e disperde la sua energia. Questa, passando, crea vortici che invece concentrano, selezionano, organizzano. Identità, metabolismo e riproduzione sono i caratteri distintivi del vortice biologico, che non ha centro ma "si produce al centro". Una membrana racchiude questo piccolo cosmo citoplasmatico e la sua continuità testimonia nel tempo la sua origine, soggettivamente indefinibile.

La biologia consiste nel lavoro termodinamico di esporsi al sole per raccoglierne l'energia e proteggersi, di notte, per evitare di disperderla.

La realtà dialettica produce la vita e la vita rispetta la dialettica della realtà. Il fenomeno biologico consiste proprio nella capacità di comprendere e cavalcare la realtà materiale ed il suo schema; altrimenti, banalmente, si estingue.

Non solo, quindi, siamo fatti della stessa materia dell'ambiente, ma anche, e fondamentalmente, dobbiamo giocare gli stessi giochi: questa la consustanzialità. "Come siamo consustanziali", questa dovrebbe essere la domanda centrale di ogni nostro desiderio di conoscenza.


lunedì 22 settembre 2014

L'ultimo chiude la porta


Lo storico o il filosofo sono figure possibili solo all’interno di una civiltà poiché,
in una popolazione “semplificata” dallo stile di vita relativo ad una certa tecnologia,
ad essi è delegata la formulazione della relativa copertura ideologica.

Non servono invece in una popolazione in forma dove ciascuno, per la propria consapevolezza, potrebbe essere parte di una grande e spontanea “rete” culturale basata sulla condivisione
di tale realismo.


Cosicché, all’interno di una civiltà ormai arrivata al suo apogeo, lo storico o il filosofo
capace di svelarne l’inganno sarà consapevole di rappresentare l’ultima parola possibile…
anche se irriconosciuta ed irriconoscibile.


venerdì 12 settembre 2014

Ecumenismo





"Io sento parlare di ben settanta religioni sulla terra,
ma la vera religione è quella dell'uomo che ama il suo simile."


Omar ibn Ibrahim "Chaijan",  Persia 1045



lunedì 1 settembre 2014

La tecnologia della purezza . Technology of Purity


La nascita di un concetto di anima spegne la consapevolezza ancestrale di consustanzialità tra l'essere ed il cosmo, tra l’umano ed il suo ambiente. Che sia l'idea greca, la sua riedizione cristiana o la sua origine egizia, vantare un'anima comporta sempre un "tirarsi fuori", schifato, dai visceri della vita: ecco la "tecnologia della purezza", la strategia opportunista di ogni gruppo che si "tenga fuori" da un contesto sociale per giocarvi, se possibile ovviamente, un ruolo privilegiato.
Fondamentalista va definito allora chiunque metta la sua religione, o la sua appartenenza culturale, davanti alla cittadinanza, e questo rappresenta un grosso problema di convivenza per tutte le moderne democrazie.
La soluzione potrebbe essere semplicemente quella di chiedere a ciascuno di riservare le sue opinioni, fedi ed appartenenze, alla sfera personale. Questo non è però possibile perché, purtroppo, la pratica consumista dei paesi industrializzati si configura anch'essa come pratica religiosa. Una religione omologante ed elusiva, che non ha alcun interesse a dichiarare la sua teologia, bastandogli il successo commerciale, ma dunque anche completamente impotente ed impossibilitata a respingere le concorrenti.
Solo la presa di coscienza di una filosofia di specie può superare la capacità disgregativa che deriva dall’adozione di un concetto di purezza. Diamo quindi per scontata l’irrisolvibilità di conflitti, come ad esempio quello israelo-palestinese, dove assistiamo allo scontro tra due “purezze” concorrenti. La stessa dinamica dell’olocausto va riconsiderata da questa prospettiva: un posizionamento che rende incapaci di difendere i propri figli rappresenta una forma di complicità storica di cui mai nessuno parla. La tecnologia della purezza prevede anche il sacrificio.





The birth of a concept of soul turn off the ancestral knowledge of consubstantiality between being and the cosmos, between the human and his environment. Although is the Greek idea of soul, its Christian revival or the Egyptian origin, boast a soul always involves a "pull out", disgusted, from the viscera of life: this is the "technology of purity," the opportunist strategy of each group that "take out" itself from a social context for playing, if possible of course, a privileged role.
Fundamentalist must be defined then whoever puts his religion, or his cultural belonging, ahead of citizenship, and this is a big problem of coexistence for all modern democracies.
The solution may be simply to ask everyone to reserve their opinions, beliefs and affiliations, to the personal sphere. But this is not possible because unfortunately, the consumist practice of industrialized countries is also configured as a religious practice. A religion approval and elusive, which has no interest to declare its theology, satisfied by commercial success, but then also completely helpless and unable to fend off competitors. 
Only the awareness of a philosophy of species may exceed the disruptive capacity arising from the adoption of a concept of purity. So we think unsolvable conflicts, such as the Israeli-Palestinian, where we witness the clash between two "purity" competitors. The same dynamic of the Holocaust should be reconsidered from this perspective: a positioning that makes unable to defend their children is a form of historical complicity of which nobody ever talks about. The technology of purity also provides the sacrifice.

domenica 17 agosto 2014

Le scarpe di Otzi

Complessità e semplificazione si alternano nella storia.
La descrizione di queste calzature fa invidiare i tempi antichi (la mummia ritrovata nei ghiacci alpini risale circa  al 3300 a.C.) se ricordiamo che invece, ancora tra le due guerre, c'erano bambini allevati in alta montagna che non venivano dotati di scarpe. Sono ancora vivi dei vecchi che possono testimoniare l'uso dei bambini di pisciarsi sui piedi per scaldarseli.




"Come i gambali, anche le scarpe di Ötzi sono le più antiche del mondo nel loro genere. Queste calzature, formate da una scarpa interna e da una esterna (tomaia), sono il frutto di una raffinata lavorazione.
La scarpa interna – formata da una rete di corde vegetali – tiene ferma l’imbottitura di fieno, che isolava il piede dal freddo. La tomaia è in pelle di cervo e, come la rete vegetale, è fissata con lacci di cuoio ai bordi della suola ovale in pelle d’orso. La pelle è stata impiegata in modo diverso per tomaia  e suola: nel primo caso il pelame è rivolto all’esterno, nel secondo all’interno.
La parte alta della scarpa veniva stretta alla caviglia con corde in fibre vegetali. Sotto la suola della scarpa, infine, si intersecava una striscia di cuoio, che doveva fornire al piede una certa presa sul terreno. Gli esperimenti fatti con ricostruzioni di queste calzature hanno dimostrato che la striscia di cuoio impedisce effettivamente di scivolare su terreni sassosi. Le scarpe sono, inoltre, sorprendentemente comode e calde, ma poco adatte per camminare sotto la pioggia, perché per nulla impermeabili."


lunedì 11 agosto 2014

Imperialismo

Prima abbiamo stabilito che c'erano dei valori universali,
poi siamo andati a cercare dov'erano.
Erano a casa nostra... oh che coincidenza!

sabato 2 agosto 2014

Környezetszennyező nemek

Grazie ad Agi, la nostra nuova amica wwoofer (l'ass. di scambio con fattorie bio di tutto il mondo), ripresento qui in ungherese il discorso sulla complicità di genere, già apparso nelle altre lingue col titolo Esecutori e Mandanti o Gender Pollution.

Ha a nemekről gondolkodunk, minden férfi cselekvés megértéséhez szükséges, hogy megtaláljuk a megfelelő női "motivációt".
Ha a férfiasság versenyképes társadalmat épít, azért teszi, mert "házassága" a női motivációval erre kényszeríti.
Társadalmunk hierarchia-piramisát úgy tűnhet, a férfiak építették, de a valóságban láthatjuk, hogy a férfiak mögött mindig ott állnak feleségeik, akik cselekvésre ösztönzik őket.
A mononogámia minden férfit elválaszt a férfi pszichológia a kollektivitásától és egységességétől, ráadásul általa versenyszellemre és individualitásra törekszenek.
Minden házas nő felhatalmazza a férfit egy kisebb vezető szereppel, társadalmi osztályától függően, igy a férfinak nincs szüksége arra, hogy más férfiakhoz mérje magát. És ha nő egy kicsit hülyének látszik... a férfit csak megerősiti mindebben!



In un'ottica di genere, per ogni azione maschile dobbiamo cercare una corrispondente "motivazione" femminile.
Se il maschile costruisce dunque una società competitiva, lo fa solo perché ha "sposato" una motivazione femminile che gli chiedeva, evidentemente, di fare in tal senso.
La piramide gerarchica delle nostre società solo in apparenza è fatta di uomini, in realtà dovremmo immaginarvi, al loro posto, tutte le loro mogli e, soprattutto, tutte le richieste di quelle mogli!
La monogamia dissocia ogni uomo dalla dimensione collettiva e compositiva della fisiologia maschile, per ributtarvelo in senso competitivo ed individualistico.
Sposandosi, ogni donna permette ad un uomo di sentirsi un po' "capo", a qualunque gradino sociale si trovi, senza bisogno dunque di alcun reale confronto maschile, senza bisogno di "prendere le misure" della virilità di ciascun altro maschio. E se fa un po' la stupida... è solo per farglielo credere meglio!

Du point de vue du genre, pour chaque action masculine nous devons chercher une correspondante «motivation» femminine. 
Donc si le mâle construit une société compétitive, il le fait parce qu'il c'est «mariée» a une motivation femminine cela induit d'etre competitif. 
La pyramide hiérarchique de notre société en apparence seulement est composée d'hommes, nous devrions imaginer à la place de ces hommes toutes leurs femmes et, surtout, toutes les demandes de ces dernières!
La monogamie dissocie chaque homme de la collectivite masculine, pour le mettre en situation concurrentiel et individualiste. 
Une fois marié, chaque femme permet à un homme de se sentir un peu «patron», et ce peut importe le niveau social de celui si, sans aucune réelle comparaison masculine, sans  la nécessité de «prendre la mesures» de la virilité de chaque male. Et si la femme joue un peu la stupide ... c'est juste pour mieux le lui laisser croire!

Looking at gender, for each male action we must try to find correspondent female "motivation".
When masculinity builds a competitive society, it is because he "married" a female  motivation which is asking to do so.
Hierarchy pyramid of our society looks it is made by men, but in reality, we can imagine where men are there are always their wifes behind asking him to do things.
Monogamy disassociates every man from collective and compositive dimension of male physiology, moreover it reproposes them competitive and individualistic way.
Every married women authorizes men to feel himself a bit "leader", from whatever social class he came. Men doesn't need to "measure" themselves with other men. And if women looks like a bit stupid...it is only to make men to be sure of it!


venerdì 25 luglio 2014

Tempus fugit


Tutte le civiltà sembrano iniziare con un grande lavoro di osservazione astronomica. Cinesi, caldei, indiani, egizi e amerindi: tutti sono stati in grado di identificare le stelle fisse e dunque sfruttare il preciso orientamento geografico che esse permettono.
La stella polare indica il nord e, con buona approssimazione, questo può essere bastato ad orientare il cammino nei tempi lunghi dell'evoluzione degli ominidi.




La volta celeste ruota attorno alle stelle fisse, un po' ogni giorno, ed in un anno completa il giro. Un qualsiasi riferimento naturale - una roccia, un albero, la cima di una montagna - è sufficiente per rilevare quel movimento e permettere, precisamente un anno dopo, di tornare in quello stesso luogo ad apprezzare la conclusione di un ciclo stagionale.
Non serve matematica né telescopio, il raccoglitore guarda il cielo ed ogni sera verifica l'approssimarsi delle stagioni: giorno più o giorno meno, non fa grande differenza.
Le piramidi invece, o le zigurat, i templi atzechi o i menhir, rivelano una specifica osservazione, una capacità di calcolo e previsione che vanno ben oltre l'interesse del raccoglitore. Grandi sforzi per erigere quei monumenti ovviamente, ma anche un "clero" capace di amministrare un calendario astronomico precisissimo, di impressionante precisione se teniamo conto, ad esempio, che un piccolo moto, piccolo ma essenziale nei calcoli, come la precessione degli equinozi rappresenta un ciclo di 25800 anni! A che pro?
Quale utilità pratica poteva avere questa grande attenzione alle stelle? Grande domanda questa, evitata però dagli storici, che sembrano dare per scontata la bontà intrinseca di un progresso storico e dei suoi inizi.
Possiamo provare a rispondere che l'astronomia serviva semplicemente ad autogiustificare il clero e le istituzioni che rappresentava. E questa mi sembra essere la principale ragione pratica a spiegare la nascita di tale disciplina. Ma anche testimonianza di un'attenzione che si sposta dall'interno all'esterno. Dall'interno del cerchio della vita, delle sue forme e ciclicità, all'esterno del contesto cosmico. Dall'autopercezione corporea e dalla profonda comprensione della realtà che ne può derivare, all'osservazione del cielo che, invece, conduce ad una conoscenza astratta e ad una potenza di calcolo da sfruttare tecnologicamente.

Allora se è vero che non c'è civiltà senza calendario, forse, più precisamente, non c'è civiltà senza la perdita, gravissima, della capacità di guardarsi dentro: un tradimento di sé che paghiamo caro e che ci lascia, confusi sotto le stelle, a guardar scorrere via il tempo!

sabato 19 luglio 2014

Grandine

Per dieci anni il nostro orto non ha subito danni da grandine, quest'anno invece siamo alla seconda grandinata, che è stata particolarmente intensa ed ha letteralmente maciullato tutto.
Tutto azzerato? No, qualcosa ha patito molto ma altre cose hanno subito danni tutto sommato relativi. Ad esempio il sedano per la sua struttura verticale regge bene la grandine, mentre le foglie larghe delle melanzane sono risultate essere un bersaglio perfetto.
La cosa interessante è considerare l'influenza del terreno di coltura rispetto alla capacità di ripresa della pianta.
Queste foto mostrano la stessa varietà di pomodori tondi: in serra, dove la grandine non è arrivata; su di una normale proda con un po' di letame; su di una proda alta al primo anno, ottanta centimetri di catasta di tronchi e legno marcescente.





Come potete vedere, a cinque giorni  dalla grandinata, la reazione delle piante è ben diversa. Quella della proda classica è praticamente morta, ha perso foglie e frutti ed ha sviluppato un'accentuata virosi. Quella della proda alta invece, cresciuta vigorosa quasi come quelle in serra, al momento dell'evento era ben più robusta, non ha ancora sviluppato virosi e forse ha qualche probabilità di riprendersi.

lunedì 7 luglio 2014

L'airone in giardino

Aironi, ci è difficile distinguerli, ma pensiamo siano almeno due, novelli. Da diversi anni, a primavera, mamma e papà airone ci lasciano "in custodia" uno o due piccoli.
Dodici anni fa, all'inizio dell'insediamento, il bosco sotto casa era completamente soffocato dai noccioli e la presenza di uccelli attorno a casa era sorprendentemente scarsa, un effetto da "deserto verde": condizioni dei boschi così estreme da ridurre la presenza vitale. La pulizia dei boschi ed il rispetto per gli animali, in una decina d'anni hanno capovolto la situazione. La presenza di molti specchi d'acqua, anche di piccole dimensioni (attualmente ne abbiamo sette!), unito all'inserimento di boschetti di bambù, hanno moltiplicato la presenza di uccelli. Picchi di tutte le razze, cuculi, nidiate di codirossi quasi fin dentro casa (svariate volte abbiamo rimesso nel nido piccoli codirossi caduti dal nido, costruito sul muretto del box delle capre, un posto in cui passavamo tutti i giorni), pettirossi, cinciallegre e tutte le varietà di piccoli uccelli che non conosciamo perché bisogna essere appassionati per conoscerle tutte... ci dimostrano quanto poco tempo è sufficiente per ricostruire una complessità.
Certo, l'airone "non ci serve a niente", anzi ha un pessimo carattere (è già successo che si mettesse a urlare di notte perché disturbato dalla luce accesa in cucina, oppure capita che ci volteggi sopra l'orto sonoramente incazzato della nostra presenza), ma anche lui ha la sua utilità per esempio per ridurre la presenza di roditori. Ovviamente mangia anche le rane, che invece potrebbero esserci utili, e i pesci che potremmo volere per noi ne mangiassimo... ma il discorso è che l'airone, come tutti, fa parte del ciclo e che l'orto, alla fine, è frutto del lavoro collettivo di un bel numero di animali.







sabato 21 giugno 2014

Cereali nell'orto





Sorgo. Con difficoltà sono riuscito a far germinare due chicchi da un pacchetto di semi decorticati, le piantine hanno subito accestito, l'anno prossimo avremo del seme intero da seminare  .




Quinoa rossa. Anche questa dal pacchetto in dispensa ma, da integrale qual'è, con una germinazione vigorosa. Per ora la pianta non si differenzia molto dal farinaccio (la sua varietà spontanea autoctona) che infesta l'orto.




Miglio, varietà Eleusine coracana. L'abbiamo assaggiato una sola volta l'anno scorso perché non ne avevo molto oltre al seme. Più gustoso del miglio che si trova in commercio, ha il pregio di non essere ricoperto da quel guscio duro e non ha dunque bisogno di decorticatura.




Teff (Eragrostis tef). Dall'Etiopia un seme microscopico ed una pianta che non si distingue dall'erba del prato... Vedremo se ha voglia di crescere anche qui, seminato comodo nel terriccio e bagnato, perché in teoria è abituato alla siccità ed è capace di scendere a 5 o 6 mt a cercarsi l'acqua in profondità. Non l'abbiamo ancora mai assaggiato.



Amaranto. Nato spontaneo in mezzo al mais da un cumulo di sfalci di giardini. Potrebbe essere una varietà usata in senso decorativo.





Mais ottofile rosso. Non è un piccolo cereale anzi, forse è il più grosso che ci sia, ma è autoproducibile in piccola quantità nell'orto e, se usato come tortillas, non necessita di alcun macchinario.



venerdì 13 giugno 2014

Akhenaton il faraone moderno


Questo è un post "visivo": il confronto tra due modi di rappresentare il corpo umano nelle raffigurazioni dei Faraoni dell'antico Egitto.
Questi primi sono esempi dell'iconografia tradizionale, e sono l'espressione canonizzata e tramandata per tutto il lungo corso trimillenario dell'impero d'Egitto.





Mi sembra evidente, in tutti questi esempi, un tratto estetico che raccoglie le caratteristiche individuali per fonderle con una idealizzazione della forma umana: c'è la tensione ad una forma perfetta.
Adesso guardate invece queste rappresentazioni di Akhenaton (amato dal sole), il Faraone che regnò per meno di vent'anni intorno al 1300 a.C.





In questo caso nessuna forma ideale, anzi. Il Faraone è rappresentato per quello che realmente è, con tanto di pancia, testa oblunga, grosse labbra e due braccine ridicole... Come spiegarsi questo repentino cambiamento di parametri estetici?
Tutto il lungo corso della civiltà egizia è fondato su di una visione del mondo che è improprio definire religiosa: l'ordine dell'universo, che la dea Maat impersona, è costantemente minacciato nel suo equilibrio e qui la funzione "religiosa" è tenere lontano il caos. Una classe sacerdotale ottempera a riti a ciò finalizzati (per farsi vedere dal popolo il dio esce una sola volta all'anno dal tempio).
Non siamo ancora decaduti alla semplificazione morale di bene-male. Ad esempio Seth, divinità del caos e del deserto, tutte le notti aiuta Ra, la divinità solare, a combattere i mostri che gli impedirebbero di sorgere. Il potere negativo dunque, imbrigliato a fin di bene... un pensare ancora dialettico.
Per fare la sua "rivoluzione" Akhenaton assunse il monopolio spirituale, chiuse i templi di tutte le altre divinità ed impose il culto unico di Aton, il disco solare. Per il ventennio del suo regno si può parlare propriamente di religione: la divinità solare resta sola e perde ogni attributo dialettico, la complessità dell’ordine universale cede il passo alla semplificazione di un unico dio e l’estetica cambia. Guardate Akhenaton che gioca con la moglie e le sue prime tre figlie: è un quadretto famigliare dove nel realismo fisico traspare anche il tratto psicologico e l’indole individuale, non è più il Faraone alla testa del suo esercito, non è più la raffigurazione dello schema generale della forma umana… Ed infatti, all’improvviso, il Faraone muore e con il suo successore, il famoso Tutankamon, insediato al trono da bambino, i maggiorenti egiziani distruggono i templi costruiti da Akhenaton e ripristinano i vecchi culti.
A proposito di questo quadretto famigliare, a quanto pare unico nella storia millenaria dell’Egitto, di un Faraone che gioca con i suoi bambini, Erodoto spiega che gli Egizi potevano permettersi di fare molti figli perché non costavano nulla, mandandoli in giro nudi e addestrati a nutrirsi di tuberi e di germogli di bambù…